A CESARE QUELLO CHE È DI CESARE E... A DIO QUELLO CHE È DI DIO di Don Gigi Di Libero sdb

...sporcarsi le mani con la politica...

16/10/2011

 

In questa domenica (XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO) nelle comunità cristiane viene proclamata la pagina del Vangelo di Matteo in cui Gesù vanifica una ipocrita prova (o tranello) che alcuni discepoli dei Farisei gli tendono per indurlo a sporcarsi le mani con la politica: schierandosi (pensavano loro) si sarebbe certamente bruciato.

È la pagina in cui ritroviamo la famosa espressione di Gesù: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Matteo  22,21)

Si potrebbero fare tante e assai diverse riflessioni e approfondimenti su questa espressione di Gesù.

Vorrei farne una che non mi pare sia molto comune nei discorsi che sento fare da tante persone, buoni cristiani, quando citano la suddetta frase.

Gesù dà questa ferma indicazione con una motivazione che mi tocca sempre, anche per il fatto che è una vita che studio e parlo di immagine.

Infatti il Maestro dice che è necessario dare a Cesare quello che è di Cesare perché porta la sua immagine ed è altrettanto necessario e imperativo dare a Dio quello che “porta” l’immagine di Dio.

Su questo vorrei fare alcune riflessioni e approfondimenti che mi paiono stimolanti, se non addirittura provocatori.

Nella prima pagina della Bibbia viene affermato che l’uomo e la donna sono creati ad “immagine e somiglianza” di Dio: non è una caratteristica del credente, del battezzato … ma di ogni uomo e donna che vivono l’avventura umana e, ne siano coscienti o no, portano se stessi e quindi l’immagine di Dio nel mondo, nella loro vita e nelle diverse e complicate relazioni umane in cui si trovano inseriti (nel bene e nel male).

Ci si accorge che per trasmettere il pensiero di Gesù si potrebbe azzardare questa traduzione: «Date a Cesare le cose che ha fatto Cesare, e quello che ha fatto Dio – voi stessi – datelo a Dio».

Se si riflette, non si può non giungere a certe domande che tutti ci poniamo, giorno e notte, magari semplicemente nella profondità del cuore senza che nessuno le possa ascoltare:E che cosa, dunque, è di Dio?

Di chi sono io? Di Cesare o di Dio? Del mondo o di qualcun Altro? A chi appartengo? Per cosa do la vita? Per Cesare, per i soldi, per le donne, per il lavoro, per la carriera o per Dio?

In definitiva, dietro la chiusura “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” è sottintesa una domanda: il mio Io a chi lo do? A Cesare o a Dio?

Ecco, allora, il senso, la vera domanda di Gesù, posta a tutti :

•ma che posto occupa Dio nella vostra vita?

• orientate tutto a Lui ?

• è Cesare ( il potere, la forza,la ricchezza e quant’altro …) a fare la parte del leone?

• siamo del mondo o siamo nel mondo?

• dove è il vostro cuore?

• a che cosa siete effettivamente e affettivamente legati?

• dove è riposta la vostra speranza?

Ancora una volta le parole di Gesù vanno oltre ogni differenza o divisione tra le persone, gli stili di vita, le culture, le religioni, per giungere a toccare l’intimo di ogni uomo e donna che vive e si sente in causa seriamente e radicalmente.

Sono parole che toccano tutti indistintamente e nel proprio vivere la vita: con senso e con speranza o da disperati e incastrati in situazioni e burroni che ci fanno vivere di paure e terrore.

Ma vorrei fare una seconda riflessione, più serena e ricca di tanta speranza che vorrei infondere in me e nei cuori di ogni lettore o lettrice di questa predica.

La predica (… le parole di Cristo!), mi pare sia molto chiaro, non è fatta solo o tanto per i buoni cristiani che vanno a messa alla domenica … ma anche per ciascuno di noi preso nel suo vissuto quotidiano, a volte frettoloso e distratto, a volte talmente disorientato da rifiutarsi persino di pensare … e di sperare!

Leggendo e documentandomi minuziosamente sull’esegesi del brano di Matteo che contiene la suddetta frase di Gesù, ho trovato questa paginetta che vorrei citare e offrire a tutti in chiusura di questa “predica”.

Abbiamo prove che i contemporanei di Gesù erano a conoscenza di una discussione religiosa riguardo l’«immagine di Dio».

C'è una storia d’Hillel, un famoso maestro rabbinico che visse una generazione prima di Gesù:

Una volta, alla fine di una sua lezione e quando stava per andarsene, i suoi discepoli gli hanno chiesto:«Maestro, dove vai?»

Egli ha risposto,«a fare una mitzvah [comandamento]».

Essi a lui:«e quale mitzvah vai a fare»?

Ed egli:«fare un bagno nella casa del bagno».

«Questa è una mitzvah?!» essi hanno esclamato.

«Sì», rispose.

«Le immagini dei re stanno nei loro teatri e nei loro circhi.

Chi ha scelto di occuparsi di queste immagini le pulisce e le lava, e loro [i re] gli pagano il salario.

Non solo, ma egli è rispettato come un nobile del regno.

Ora, noi che siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio, come è scritto, “Dio ha fatto l’uomo ad immagine sua” (Gen.9:6), quanto più dovremmo pulire e lavare noi stessi» (Levitico Rabbah 34:3).

Don Gigi Di Libero sdb