Oggi, 5 giugno 2010, P. Nazareno Taddei, fondatore di questo sito, avrebbe 90 anni: è infatti nato nel 1920. Ma da quattro anni il 18 giugno 2006 (Corpus Domini) è andato alla casa del Padre.
Quindi oggi ricorrono due nascite importanti: una terrena (1920) e una eterna-spirituale (2006).
Dal suo Archivio (scritti, studi, corrispondenza, attività) abbiamo scoperto che ha collaborato anche con l’Associazione Italiana Santa Cecilia, e che dalla fine del 1949 ha iniziato a scrivere sul Bollettino Ceciliano, dove oltre a pubblicare saggi e studi rispondeva a quesiti sotto lo pseudónimo di «Zio Prete».
Come tributo, pubblichiamo dal «Bollettino Ceciliano» (n. 2 - Febbraio 1955) una risposta data a un chierico.
CONFORMISMO E OBBEDIENZA
Carissimo,
mi scrivi che t'hanno fatto impressione certi discorsi d'un tuo confratello sulla «cancrena» (così la chiama lui) del conformismo. Questo tale - mi avverti - aveva preso molto male una proibizione del Rettore circa un'iniziativa del Circolo Ceciliano. Tu, quasi quasi, vorresti stare dalla parte del confratello, mentre altri dicono che il Rettore ha ragione ecc. ecc. Ed è contro costoro che quello se la piglia. Vorresti quindi sentire il mio parere.
Beh, tanto per chiarire subito le idee, al conformismo contrapporrò subito un altro concetto: l'obbedienza. E ti dirò qualcosa dell'uno e dell'altra. Mi preme far subito questa distinzione, perché senza di essa non si può trovare la parte di torto e di ragione, la parte vitale e quella caduca dei ragionamenti del tuo amico.
Il conformismo consiste nell'adeguarsi a idee o disposizioni o modi di agire per motivi di interesse personale: Tizio vuol farsi bello presso il Rettore, Caio ha paura a opporvisi, Sempronio pensa ch'è meglio stare dalla parte del più forte ecc.
La bontà intrinseca dell'idea o della disposizione o dell'azione non conta per i conformisti. E così succede che una cosa si giudichi buona per il semplice fatto di avere come origine una persona potente o ricca o suscettibile oppure di essere conforme al «si è sempre fatto così».
Perciò, se parli con un conformista, non sognarti di dire: «ma la morale insegna…; ma il Vangelo dice…; ma la storia della Chiesa suggerisce… ecc. ecc.». Colui si guarderà bene dal negarti la morale, o il Vangelo, o la storia della Chiesa; però o ti girerà il discorso, o andrà a cavillare sull'interpretazione da dare a quelle fonti, o ti dirà «Ma sta zitto!», o si offenderà perché pretendi di insegnargli la morale ecc.; oppure sospirerà magnanimamente sulla tua giovinezza ed inesperienza (potresti anche avere 90 anni ed essere carico di maturità: per qualcuno sarai sempre un ragazzino inesperto, se non la pensi come lui!); oppure dopo averti portato come argomento qualche suo fatterello personale concluderà sospirando: «Eh, cosa vuoi farci? Questa è la vita e bisognerà prenderla com'è».
Ma metti che cambi l'aura e vedrai il tuo conformista! «Non l'avevo detto io? Ma è evidente: non si può fare una cosa simile: lo dice anche S. Matteo al versetto tale». Un bel proverbio di saggezza popolare; una manata sulla tua spalla; un sorrisone soddisfatto come a dire: «Vedi quant'è bello e facile aver ragione?».
Il conformista ha bisogno della testa altrui per pensare e dell'esempio altrui per decidere. È una specie di ammasso di cervelli: solo una specie, perché il conformista è ben lungi dall'essere disposto a divenire carne da macello. Che se qualche idea in zucca ce l'ha, non ha però il coraggio delle proprie idee. In altre parole, il conformista è perlomeno un predisposto a quella che volgarmente si chiama vigliaccheria.
L'obbedienza invece è ben altra cosa. Anzitutto suppone che uno sappia se e a chi deve obbedire. È già molto, non ti pare? Suppone infatti che uno abbia tanto intelletto da distinguere tra Tizio e Caio e tanta forza da saper far valere la propria superiorità sull'uno o da saper sottostare all'altro. Superiorità, nota bene, non di «numeri» umani (doti, fortuna, ricchezza, forza, amabilità, simpatia, ecc.); bensì superiorità gerarchica: il Marmittone che ubbidisce al suo tenente perché è il tenente; con una manata lo manderebbe gambe all'aria, alla prigione manco ci pensa; ma è il tenente: bisogna ubbidire.
E perché «bisogna»? Perché il Superiore è il portavoce del Padrone. Ecco che l'ubbidienza entra nel campo del soprannaturale e quindi della virtù.
Non è improbabile che talvolta il Superiore - come forse è successo nel caso tuo - sbagli nel comandare. Pazienza! Non sbaglio mai io a ubbidire, perché io faccio quello che hic etnunc il Signore vuole da me. E allora, eventualmente, ci penserà Lui - Dio! - a riparare agli strafalcioni che quel Signore mi ha fatto fare. Crediamo o non crediamo nella Provvidenza?
Ciò non toglie che - in quell'ipotesi - il Superiore sbagli e lo strafalcione sia uno strafalcione.
Ciò non toglie però anche che io possa cercare di evitare lo strafalcione - sempre salva l'obbedienza - o persuadendone lo stesso Superiore o ricorrendo al Superiore maggiore o limitando l'attuazione dello... sbaglio entro i confini esplicitamente imposti (attenti però su questo punto!) o almeno attendendo e pregando che lo Spirito Santo intervenga lui a chiarire le idee a chi ne ha bisogno. E quest'ultimo mezzo, soprattutto ai dì nostri, pare proprio il più opportuno, per non dire l'unico possibile in molti casi!
Come vedi, se il conformismo è sostanzialmente vigliaccheria, l'obbedienza è forza. Forza per sottomettersi, forza per agire contro la propria corrente interiore, forza per affrontare le umiliazioni di uno strafalcione imposto.
Certamente, quanta responsabilità hanno i Superiori per certi dirizzoni errati, per certe omissioni, per certe iniziative morte d'inedia! Ma questo è affar loro: a noi tocca obbedire.
E così, credo di essermi spiegato anche se ho insistito più sui concetti che sul caso concreto. Quel tuo confratello ha detto cose molto giuste. Il conformismo è veramente una «cancrena», soprattutto ai nostri giorni. Tutto ciò è estremamente pericoloso e sconfortante, proprio perché il conformismo sostituisce in troppi l'obbedienza, mentre sulle frontiere di Dio vi è bisogno di uomini e non di fantocci. Ma opporsi all'obbedienza è altrettanto pericoloso e per lo stesso motivo. L'anticonformismo non è disobbedienza, come l'obbedienza non è conformismo. Anzi, piuttosto viceversa. Per questo gli anticonformisti possono guardare a Gesù come al loro prototipo, se però guardano a Lui anche come Maestro: factus oboediens usque ad mortem. Nessuno più di Gesù è venuto a rinnovare e rivoluzionare senza guardare in faccia a niente e a nessuno; però nessuno più di Lui ha camminato nella stretta via della giustizia che è equilibrio, esattezza di concetti, vigore di attuazione. E tutto, nella carità. Il che è quanto mi pare difetti un po’ nell'atteggiamento del tuo confratello.
Amico mio, t'ho già detto più volte che il mondo si cambia. Anche noi poco o tanto dovremo cambiare. Però e perciò ricordati che questo nostro mutamento si farà e si farà bene (sottolinea l'uno e l'altro verbo) solo se si farà nello spirito dell'obbedienza contrapposto allo spirito del conformismo. Non saranno le piccole o grandi tue iniziative - anche se bellissime - a salvare il mondo; ma sarà la tua obbedienza, unita a quella del Cristo.
Obbedienza che è forza, coraggio, intelligenza, fronte alta nell'umiltà; che è in una parola anticonformismo energico, duro, costante. Che non ti succeda mai di abbandonare la lotta nascondendo la tua ignavia sotto l'etichetta della obbedienza. Sarebbe una profanazione di quella virtù che ha donato Gesù agli uomini. Oggi ti parrà impossibile che si possa arrivare a tal punto, ma non te ne meraviglierai più quando avrai visto quello che ha dovuto vedere spesso il
tuo vecchio ma aff.mo
ZIO PRETE