Per ricordare il fondatore del sito Padre Nazareno Taddei sj:
Il linguaggio rende manifesto tutto ciò che nasce nell’intimo della persona che può essere condizionata da pensieri illeciti o addirittura diabolici. Il nostro presente ne è partecipe.
E’ il caso della bestemmia che domina dappertutto, anche nei campi sportivi dove l’agone competitivo dovrebbe manifestarsi al massimo della signorilità e della compostezza della parola.
Oggi la bestemmia ha il suo dominio anche nelle case, nelle piazze, soprattutto tra i giovani: segno di inciviltà per gli adulti, insegnamento diabolico per i bambini, cattivo esempio per ilo futuro.
Quando Gesù rivendica la sua autorità messianica, si attribuisce diritti e doveri, specialmente quello di perdonare i peccati (Luca 5,21).
Ai Giudei, che affermavano che quelle prerogative erano soltanto di Dio, Gesù appare un bestemmiatore: è comprensibile, in quel momento in cui il Cristo non era ancora conosciuto nel suo essere messianico.
Oggi, in cui la teologia sul Cristo è conosciuta, chi lo ingiuria o lo deride si rende colpevole di grave delitto contro Dio e contro coloro che credono nella sua entità, anche se non sono persone che credono nella sua essenza divina.
Da evidenziare, però, che ogni cristiano deve fare attenzione al proprio comportamento affinché non sia occasione di bestemmia contro Dio o contro la Sua parola, come afferma Paolo nella lettera a Timoteo (6,1) e a Tito (2,5): “Che la parola di Dio non debba diventare oggetto di biasimo”.
Parola e comportamento possono dar luogo alla bestemmia quando vengono usate in maniera stupida e indegna. E non è difficile, in questo tempo, trovare qualcuno che si diverte in questo modo. La condanna a morte di Gesù è basata sulla bestemmia.
Parola e linguaggio sono i mazzi con i quali la persona entra in contatto col mondo esterno, soprattutto con gli altri.
La parola, per l’uomo antico, più che un segno semplicemente indicativo o donatore di novità, è un mezzo per ordinare le proprie manifestazioni e i propri pensieri e allo stesso tempo formare così la propria identità, il proprio “Io”, diverso, se è possibile, da qualunque altro: forma una cultura tutta sua, magari piccola, che lo distingue, anche già detta e presentata da altri, ma con un tono diverso, un modo di presentarsi espressivo con un tocco nuovo.
Ecco perché Giovanni nel suo Vangelo presenta il Cristo come “logos”, cioè parola. Giovanni forse ha in mente come la parola “logos” era considerata nell’antichità classica dagli autori dell’Iliade e dell’Odissea: il senso di quella parola indicava tutta una serie di persone e di parole con significati altissimi, segno di una cultura che scaturiva dagli dei i quali erano tanti, ma che al tempo stesso si sono riuniti in uno solo: il Dio della Bibbia.
Il compito di ciascuno di noi è precisamente “essere parola” che esce spontaneamente da noi, e che sia densa di quel pathos innominabile, insuperabile, unico al mondo, avvolto sempre anche in un pizzico solo, del divino.
Mons. Giovanni Battista Chiaradia
Il Decalogo praticato con fede e amore rafforza la nostra debolezza e ci agguerrisce contro i nemici spirituali.
IO SONO IL SIGNORE DIO TUO – Primo: NON AVRAI ALTRO DIO FUORI DI ME – Secondo: NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO – Terzo: RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE – Quarto: ONORA TUO PADRE E TUA MADRE – Quinto: NON UCCIDERE – Sesto: NON COMMETTERE ADULTERIO – Settimo: NON RUBARE – Ottavo: NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA – Nono e Decimo: NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI e NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI
Gli ultimi due Comandamenti vanno al cuore della coscienza
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