CRISTO RE di don Adelio Cola

...«Tu lo dici, io sono re»...

25/11/2012

Pilato, prima rimase turbato d’una simile affermazione dell’imputato che aveva davanti, poi si tranquillizzò. Non, quel Gesù non era pericoloso, non aveva programmi rivoluzionari antiromani. Ma che razza di re era allora quell’innocuo personaggio che gli avevano portato in pretorio con accuse, che immediatamente egli stesso aveva riconosciute infondate? E lo volevano morto! Ma perché? Se l’accusato avesse voluto farsi difendere da una schiera di angeli, dei suoi Angeli, li avrebbe convocati: glielo dice egli stesso. Dunque non vuole difendersi. Eppure insiste nel dichiararsi re.

Caro signor Pilato, ricco, potente, autoritario o meglio rivestito di autorità dalla capitale dell’impero romano, perché ti fai tante domande, alle quali non puoi rispondere? Capisco il tuo turbamento; anche tua moglie è turbata e ti consiglia di non impicciarti in una questione che riguarda quell’uomo che si proclama re. Tu non lo capisci, perché non sei disposto ad accettare la Verità, quella che quel presunto re ti potrebbe comunicare, se tu fossi disponibile all’ascoltarlo. Ma non sei né umile, né semplice e puro di cuore. Ci tieni troppo al tuo posto, che ti fa sentire sicuro; per non correre il rischio di perderlo, sei pronto a tutto, anche a venire a patti con gli accusatori, che in realtà sono calunniatori, e tu questo l’hai capito. Ecco perché, quando gli hai chiesto accademicamente che cosa sia e dove stia la ‘verità’, egli non ti ha dato risposta.  La tua storia e il tuo errore madornale è stato questo: hai rifiutato di agire secondo giustizia e hai perso tutto. E, ciò che mi dispiace ancora di più, è che anche oggi esistono sulla faccia della nostra terra persone che, come tu allora, non sembrano disposte oggi ad accettare la regalità di quel Gesù che tu hai condannato a morte. Quella sera tu, quasi pentito (forse!) della decisione presa, hai voluto che sopra la croce fosse scritto: «Questo È IL RE dei giudei». È stato il tuo ultimo errore, perché GESÚ È RE DELL’UNIVERSO, anche di coloro che non lo vogliono riconoscere come tale. Tant’è vero che alla fine, dopo quella che alcuni chiamano la fine di tutto, egli, IL RE, eserciterà la sua potestà giudiziaria di premio rispettivamente o castigo eterni a seconda che ognuno l’ha accettato sforzandosi di adeguarsi alle sue leggi, oppure scegliendo strade che li hanno portati alla perdizione eterna.

Dure, vero, queste parole? È meglio però sentirsele ricordare adesso, fin che si è ancora in tempo di rifletterci sopra, che ascoltarle quando non ci sarà più tempo di scegliere.