Diritti e doveri del cristiano

La partecipazione alla consultazione referendaria fa parte dei diritti/doveri del cristiano. Giuridicamente libero di non votare, il cristiano deve pensare alle conseguenze del non votare, che potrebbe essere anche la dittatura

15/06/1997

Saputo del quorum non raggiunto per i referendum, ieri (16 giugno) un amico professore mi internetta: "Allora, gli italiani vogliono la dittatura! Ha visto anche l'"Avvenire"? Che ne dice?"

Al di la delle molte chiacchiere - e non tutte sensate - che ho sentito, mi pare che il prof. abbia ragione: gli italiani che non hanno votato, in buona o in mala fede, per incompetenza o per ignoranza, senza accorgersene hanno votato per la dittatura, che da un anno si è ulteriormente restaurata da noi.

Ma il discorso si farebbe politico, mentre io, qui, voglio fare solo il discorso cristiano.

Domenica, per poter votare, io, sebbene non più giovane (anzi, per età dovrei dire vecchio) e senza soldi da buttar via, mi sono fatto in 23 ore più di 1100 km di macchina (centomila lire solo di biglietti autostradali), ovviamente senza alcun rimborso; e ho corso il rischio di non poter votare, per una serie di dettagli... organizzativi che non e' qui il caso di riferire; ma ho gia' chiesto spiegazioni al sindaco di Roma.

Non ho fatto certo questo sacrificio per un favore a Pannella. A parte che c'era anche un referendum dei Presidenti di Regione (ne avevano presentato sette e uno solo era stato accolto), una volta presentati dallo Stato, i referendum sono dello Stato, belli o brutti che siano.

Ed èproprio per questo che, in ogni caso, il cittadino chiamato a esprimere il proprio parere non pu˜ sottrarsi a dare la sua collaborazione:"Unicuique tradidit Deus de proximo suo (A ciascuno Dio ha affidato la cura del suo prossimo)".

Tanto più che è l'unico diritto praticamente rimastogli e non so se sia lecito rinunciare a esercitarlo, almeno in certe circostanze (come quella di questo referendum, per chi e come s'e' cercato di boicottarlo), anche se la legge glielo permette.

La legge morale, e quindi divina, è superiore a quella umana; e non dimentichiamo che "summum ius summa iniuria" (l'interpretazione stretta del diritto e' somma ingiustizia)".

Anche il non votare è già una scelta e quindi l'espressione di un qualche pensiero; ma è espressione negativa e quindi indefinita anche politicamente.

Tutte le varie interpretazioni che se ne possono dare, e se ne sono date, non hanno fondamento nella realtà: sono pure congetture.

Non si può parlare, quindi, nemmeno di "par condicio", perché il negativo non esiste, mentre esiste il positivo.

Che il negativo diventi positivo nel senso che, senza quorum, si distrugge il positivo dei voti espressi, e' qualcosa di assurdo, com'e' assurdo affermare che e' il buio ad annullare la luce e non la luce ad annullare il buio.

Almeno le migliaia di cittadini di Palermo e di Agrigento, che hanno bruciato per protesta le schede elettorali, hanno esplicitato in positivo una protesta. Tuttavia, di fatto, cosa credono di aver ottenuto? Praticamente si sono solo privati dell'esercizio di un diritto legale, il che c'e' da chiedersi quanto sia lecito in certe circostanze.

Comunque, il non votare, per quanto legittimo, può portare conseguenze contro la legge divina e umana, come in questo caso, perché è contro ogni legge il vanificare l'espressione - libera e legittima - della volontà di milioni di cittadini.

Mi pare si tratti, come minimo, di peccato d'omissione.

Io mi sento defraudato del denaro e della fatica che ho fatto per andare a votare; con i milioni che hanno votato, mi sento defraudato del diritto che il parere, che lo Stato mi ha chiesto, non venga computato per quello che vale.

Non solo, ma mi sento defraudato anche della mia parte relativa ai costi miliardari di quel referendum reso inutile.

Che l'istituto del referendum sia male impostato o male usato, e' verissimo. Ma non è non votando che si correggono abusi ed errori; anzi, non votando non s'e' fatto altro che rendere sempre più difficile correggerli, perché il referendum è' l'unico vero spazio di libertà che rimane al popolo, che a parole dovrebbe essere sovrano, mentre i poteri vogliono essere loro i sovrani, per di più indiscussi.

Esaltando l'opinione che votare s'e' mostrato inutile, concluderanno che e' inutile conservare l'istituto stesso del referendum.

Ben sapevano tutto questo coloro i quali si sono dati da fare per convincere la gente a non votare.

E' delittuoso che i poteri cerchino di tacitare il parere dei cittadini, ma lo e' anche da parte mia se di fatto collaboro a far si' che lo strumento del referendum perda sempre piu' il suo valore di libera espressione civile.

Ed e' dovere cristiano denunciarlo e fare il possibile che la situazione cambi.

E ora, l'"Avvenire". Sì, l'ho visto e letto: giovedì, venerdì e sabato scorsi, ma anche stamattina (17 giugno). M'e' sembrato che il giornale intendesse e intenda alleviare lo scrupolo di chi non sapeva cosa e come fare. E, oggi, giustificare chi s'è astenuto.

D'altra parte il giornale ha anche valenza politica.

Quello che ho detto, comunque, mi pare sufficiente.

Tanto più che lo stesso "Avvenire" di sabato riportava vistosamente in prima pagina il documento/appello dei Vescovi albanesi: "Cattolici albanesi andate a votare!"

 

P. Nazareno Taddei sj