Prima moltiplicazione dei pani - di P. Giuseppe Pirola sj

Pane e vino: un cibo che rinnova l'Alleanza

06/09/2008
Il racconto della prima moltiplicazione dei pani ha dei precedenti biblici che vanno ricordati per capire la densità dei suoi significati. Dopo l’uccisione di Giovanni il Battista da parte del re Erode, che continua l’uccisione dei profeti inviati da Dio al suo popolo, ed è la prefigurazione del destino di morte dello stesso Gesù Cristo, e della sconfitta della missione liberatrice di Yahveh e del Cristo a favore del suo popolo, Gesù si ritira nel deserto.
 
Il deserto è il luogo dove il popolo ebraico arriva dopo la liberazione della schiavitù di Egitto, e dove si salda l’alleanza, in mezzo a fedeltà e infedeltà, prove e rifiuti da parte del popolo tra Yahveh e il suo popolo. Gesù va nel deserto, luogo dell’incontro con Dio Padre e della libertà dai poteri del faraone, e il popolo lo cerca e lo segue, perché vive una prova, perché il potere di questo mondo che uccide il profeta Giovanni, sembra in grado di sconvolgere radicalmente i piani di salvezza di Yahveh e del Messia.
Gesù ha compassione di questa folla, scossa da fatti che sembrano smentire le promesse di Yahveh e del Messia ed è esposta alla tentazione: Yahveh e il suo Messia saranno fedeli al loro popolo? Hanno o non hanno una signoria sui nemici di Yahveh e del Messia, che sembra smentito dalle vicende di una storia umana in mano ai poteri di questo mondo? La tentazione ha parole precise nella storia ebraica: “ O Yahveh! Ci hai forse liberati e fatti uscire dall’Egitto per farci morire nel deserto? ” 
Venuta la sera gli apostoli intervengono e avvertono Gesù: manda a casa la folla, non siamo in grado di dar loro da mangiare. Gli apostoli danno prova di non capire la vera situazione del popolo. La questione decisiva non era per la gente quella di non mangiare una sera. Il popolo vuol vedere se Gesù è il messia promesso, colui che attraverso un segno manifesti di essere fedele al suo popolo, vincendo i poteri di questo mondo. Gesù risponde agli apostoli: date voi loro da mangiare; date loro il segno della fedeltà di Dio al suo popolo, quando e perché i potenti di questo mondo sembrano vincere la potenza divina per i suoi inviati e sconfiggere qualsiasi piano di liberazione degli uomini dall’ingiustizia e al dominio dei re della terra.
 
Gli apostoli non si sanno staccare dalla grettezza dei loro ragionamenti e calcoli di piccoli uomini che non sanno capire la gravità reale della situazione del popolo, il non aver da mangiare che diventa scandalo e tentazione che mette a dura prova la fede in Yahveh e nel suo Cristo o Messia: salvatore o no? Liberatore o no? Chi è Gesù: il Cristo o no?
Il racconto ha una svolta improvvisa. Gesù domina il racconto. Dice: Ci sono qui due pani e cinque pesci. Portateli qui a me. Le folle sono invitate a sedersi. Il deserto, il luogo disabitato, diventa prato d’erba, tavola di un banchetto, una sosta felice nel cammino intrapreso fuori dalle città. Gesù prese i due pani e i cinque pesci alzò gli occhi al cielo, li benedisse, e spezzati i pani, li diede ai discepoli e questi li diedero alla folla.
Come non ricordare la mormorazione di Israele contro Yahveh, il dono della manna come segno della fedeltà di Yahveh al suo popolo, avviato sulla via della libertà dalla schiavitù d’Egitto verso la terra promessa.
 
Dalla manna all’Eucarestia: l’antica alleanza si sviluppa e si compie nella Nuova. Le parole le riconosciamo. Sono le stesse della consacrazione del pane e del vino: prese il pane, alzò gli occhi al cielo, e lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Pane e vino, cibo quotidiano della vita dei poveri, trasformato in pane e vino consacrato, corpo e sangue di cristo, cibo messianico per la liberazione degli uomini da ogni male. La manna che permise al popolo ebraico di vincere la tentazione e di credere alla fedeltà di Yahveh al suo popolo è diventato il pane e il vino che permetteranno anche a noi di vincere quelle aspre tentazioni, quel rifiuto di Dio che insorge dalla tremende difficoltà della vita, dalla fame che dura ancora nel mondo quanto l’ingiustizia. Mangiando assieme un po’ di pane e bevendo un po’ di vino consacrato, il deserto in cui siamo diventa prato d’erba, il mangiare una felice sosta in un cammino, che ci permette di rinsaldare insieme agli altri la nostra fede nella fedeltà di Dio al suo popolo e a tutti gli uomini nel liberarli da ogni male, per continuare nella nostra speranza che ci rende attivi e collaboratori del regno di Dio. Un banchetto povero ma carico di significato: poca roba e molta amicizia, per tutti, per diventare tutti fratelli. E mangiarono tutti a sazietà. E ne restarono anche per altri, i posteri, dodici ceste.  
 
Quando a messa ci accostiamo all’eucarestia, il pane e il vino del nostro sostentamento quotidiano, diventano il corpo e il sangue di Cristo, che unisce insieme la nostra povera vita e la comunità missionaria erede della missione del Cristo, la fraternità fra tutti gli uomini. (P. Giuseppe Pirola sj)