Devi essere 'sì' - di Don Gigi di Libero sdb

La strada di Dio alla libertà

21/02/2009
C’è una stimolante affermazione nella lettera di san Paolo ai Corinzi che non può passare inosservata e, direi, che non può lasciarci indifferenti:
«Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timòteo, non fu “sì” e “no”, ma in lui vi fu il “sì”». ( 2 Corinzi 1,19)
 
Il mio primo riferimento, quasi meccanico, è ad una canzone di Jovanotti con il suo proverbiale e ormai mitico «pensare positivo»: ma non mi dà ragione sufficiente e rimane in un clima un poco pubblicitario o volontaristico.
 
Qualcuno, soprattutto nell’età adolescenziale (oggi notoriamente allungatasi a dismisura), pensa che per essere liberi bisogna dire dei «no» secchi e decisi… ma spesso questa autostrada orgogliosa si fa viottolo contorto e conduce inesorabilmente al «ribelle» con relativa tentazione di violenza di vario tipo ed intensità.
 
Gesù Cristo, in tutta la sua vita ed insegnamento, ha visto che non il «no» è il massimo della libertà.
Il massimo della libertà è il «sì», la conformità con la volontà di Dio.
Solo nel «sì» l'uomo diventa realmente se stesso; solo nella grande apertura del «sì», nella unificazione della sua volontà con quella divina, l'uomo diventa immensamente aperto, diventa «divino».
E si fa libero di dare la sua vita per amore offrendosi ai suoi carnefici per divenire vittima d’amore che trasforma il mondo e dà il senso vero ad ogni essere umano, in qualunque situazione ed evento la vita lo rinchiuda.
Di fronte a Cristo in croce, totalmente «sì» per amore, nasce anche dalle nostre labbra e nel nostro cuore l’esclamazione della gente meravigliata del Vangelo di fronte ai «si» di Gesù che guarisce il corpo dalle malattie e il cuore dai peccati: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!» (Marco 2,12)
 
Qualche volta, è vero, bisogna sapere dire dei no decisi anzi irrevocabili… ma i «no» giusti, se ci si pensa bene, corrispondono sempre a dei «si».
Ben lo sanno gli studiosi della Bibbia che hanno scoperto che la formulazione negativa dei dieci comandamenti è semplicemente una forma retorica, forse per essere più incisivi e impattanti.
Quei dieci «non» nascondono dieci giganteschi e assoluti «si»: non uccidere è chiaro che biblicamente vuole dire «si» alla vita, amala e rispettala, come valore assoluto e di cui non sei padrone tu ma che è un Dono di Dio; non rubare vuol dire «si» alla gioia e alla dignità di ogni tuo fratello che ha diritto ad avere ciò che gli permette di sentirsi persona e vivere dignitosamente … ecc..
 
Lo stile di vita rivoluzionario che ne deriva è che fare esperienza di quel «sì» di Dio all’umanità, incarnato in Gesù di Nazaret, fa scaturire tutti i «sì» della nostra esistenza: si alla vita amata e difesa come dono, sì all’amore che genera amore, sì alla pace che lotta strenuamente contro ogni tentazione violenta ed ogni strumento, per quanto ingegnoso, di morte e di distruzione, sì alla convivenza e alla solidarietà, sì alla donazione nella fatiche e nella sofferenza, sì alla capacità di donare anche la vita per gli ideali che salvano ogni uomo e tutti gli uomini della storia.
 
Il «sì» di Dio ci libera, ci dà la possibilità di credere, di fidarci: di fidarci di Dio e quindi di fidarci anche della vita, del mondo, di noi stessi e degli altri.
Diventeremo così capaci di accettare quanto scrive Karl Barth, grandissimo teologo protestante: «Ci secca sentire che siamo salvati dalla grazia e solo dalla grazia. Non apprezziamo il fatto che Dio non ci debba nulla, che la nostra vita dipenda solo dalla sua bontà, che non ci resta che una grande umiltà e gratitudine, come quella di un bambino a cui hanno fatto un mucchio di regali. In realtà non ci piace affatto distogliere lo sguardo da noi stessi, preferiremmo molto ritirarci nel nostro circolo chiuso e stare con noi stessi. Per dirla schiettamente: non ci piace credere».
 
E se non avremo questo coraggio… ci toccherà accontentarci con questo ultimo grido della pubblicità che sfreccia in alcune città del mondo: Probabilmente Dio non esiste. Adesso smetti di preoccuparti e goditi la vita!
Si tratta proprio di un misero premio di consolazione!
 
Don Gigi Di Libero sdb