PASQUA DEL SIGNORE di Don Gigi Di Libero

...rallegriamoci ed esultiamo...

08/04/2012

Anche quest’anno è giunta la Pasqua, ma tra diverse notizie, presenze e accompagnamento a situazioni di sofferenze e di momenti burrascosi, a volte cariche di smarrimento, di scoraggiamento e di desolante solitudine.
Non è una eccezione o un anno particolare o sfigato, come dicono i giovani (e non solo), almeno per me che scrivo queste righe per condividere la gioia grande e meravigliosa della Risurrezione a vita nuova di Cristo e in Lui e con Lui anche nostra.
Penso anche che molti di quelli che si sono fermati un attimo per leggere queste righe si sentano nella mia stessa condizione e quindi la mia sia una esperienza condivisa e per nulla rara o straordinaria.
La sofferenza, il dolore, la durezza della vita, i problemi che ci assillano, la malattia e la morte sono per noi tutti compagni di viaggio cui non si può sfuggire o sottrarsi.
E, nonostante tutto, oso cantare con gioia grande e intima, per me ma anche per chi legge e per tutti:
Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.
Alleluia, alleluia.  Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato: facciamo festa nel Signore.  Alleluia.
 
Lo canto, magari con le lacrime agli occhi, ma con il cuore sereno e ripieno di gioia perché sono convinto che la Risurrezione di Cristo non è una vittoria da mago o da trionfatore tronfio e rassodato nel suo desiderio di conquistare e di dominare, finalmente senza nessuna possibilità di opposizione, riducendo tutti e tutto a proprio dominio e bottino di diritto spettante al trionfatore.
Preparandomi infatti con il lungo e vigilante cammino quaresimale sono giunto, accompagnato dalla chiesa intera, alla settimana definitiva e “santa”; gli ambrosiani la chiamano “autentica” e questo mi piace perché dice che sarà l’occasione autentica e definitiva di non uscire sconfitti e ridotti a nulla e di trovare il vero senso di tutta la vita e di tutto il nostro vissuto, impastato di sofferenze, delusioni, sconfitte e anche gioie e consolazioni.
E in questo annuale, significativo cammino di conversione e di rigenerazione interiore e umana siamo condotti dalla liturgia e dalla Parola di Dio a contemplare ed interiorizzare:
un Dio tentato, che ci ha fatto cogliere nel suo comportamento tutta la positività della tentazione;
un Dio consegnato, che sul monte della trasfigurazione ci ha detto che consegnare la propria vita significa consegnare le cose più preziose, più belle, più luminose di noi per poter come Lui brillare di una luce che viene da Dio;
un Dio appassionato, che ci ha detto che non si può fare del rapporto con Dio un mercato, un commercio, ma è per il tempio, che è il corpo dell’uomo, che è necessario spendere la vita;
un Dio vulnerabile, il corpo di Cristo divenuto, senza ribellione, corpo umiliato, disprezzato, ferito, sofferente e crocifisso;
un Dio glorificato: un Dio che risorge non per dimostrare la sua forza, ma per gettare squarci di luce sulle nostre oscurità e di speranza sulle nostre incapacità di guardare oltre, di guardare al futuro come una promessa.
 
Ecco perché siamo pieni di gioia anche quest’anno celebrando la Pasqua di Cristo Risorto!
Il grande biblista don Bruno Maggioni ci aiuta a dire con parole giuste e affascinanti questa nostra pazza gioia che non ci fa sballare, ma sì ci ributta nella vita con più coraggio e con un nuovo entusiasmo che ci aiuta a vivere con pienezza, costi quel che costi:
“La risurrezione è la manifestazione del senso vero, profondo e misterioso del cammino terreno di Gesù, che trova il suo culmine nella crocifissione.
Fra i due momenti – il Gesù di Nazareth e il Gesù risorto – vi è un rapporto di profonda continuità, come tra ciò che è nascosto e ciò che è svelato.
La risurrezione è la verità della Croce.
Non è cambiato il volto della dedizione, dell'amore e del servizio che Gesù ha mostrato nel suo cammino terreno, ma è divenuto luminoso e vittorioso.
Senza la memoria della Croce la risurrezione perderebbe il suo significato.
La risurrezione di Gesù non è semplicemente la notizia di una generica vittoria della vita sulla morte.
È una notizia molto più precisa: è l'amore che vince la morte.
Una vita egoisticamente trattenuta non vince la morte, ma va incontro a una seconda morte.
La risurrezione di Gesù celebra un preciso modo di vivere.
Si tratta di una notizia lieta e impegnativa.
Di più: la Croce dice il volto nuovo del Dio rivelato da Gesù: un volto rifiutato perché troppo distante da come gli uomini lo pensano.”
 
Infine nei racconti della risurrezione troviamo due osservazioni che sembrano sfuggite all’evangelista, forse perché fanno riferimento a ricordi personali e autoreferenziali (per Giovanni il più giovane degli apostoli) e che un commentatore approfondisce con saggezza e acume così: nella corsa di Pietro e Giovanni al sepolcro che le donne dicono ormai vuoto, Giovanni, con il suo scatto giovanile, arriva prima e poi arriva Pietro, ormai vecchio e senza scatto.
Ma Giovanni non entra per primo, aspetta che Pietro arrivi e poi entrano nel sepolcro.
Dietro a questi ricordi, riflettendo con gioia intima e profonda, noi possiamo riconoscere con Sant’Agostino che “Pietro rappresenta la fede e Giovanni l’amore”.
L’amore arriva prima.
Poi arriva Pietro ed entra.
La fede riconosce il mistero, ma l’amore vi è arrivato prima.
Ma, si aggiunge una lezione sempre valida e tante volte trascurata o dimenticata: non è il primo colui che entra.
Succede che si entra se ci si aspetta.
Non si entra se non insieme, nel cammino impegnativo, lungo, appassionante dell’incontro con il Risorto.
Buona Pasqua a tutti!
don gigi di libero sdb
gigidilibero@gmail.com