LA PREGHIERA…. di mons. Giovanni Battista Chiaradia

… diventa un costitutivo della persona perché …

21/07/2013

 

All’inizio del periodo estivo ricordo un vocabolo che è sempre stato, nei millenni, un impegno forte, una sicurezza di vita, un riposo dell’anima e del corpo: la preghiera.

La preghiera, come tale, non è solo il tema consueto del credente, non appare soltanto nelle religioni, è un costitutivo della persona che si accorge che, da sola, non riesce a camminare sempre con serenità e con forza: e ciò al di là dell’aspetto religioso. O prima o dopo, la persona ha bisogno dell’altro, altrimenti non va avanti, si ferma nella sua debolezza e spesso nella sua solitudine e paura. La preghiera, dunque, diventa un costitutivo della persona perché ci allontana dalla solitudine, rende sicura la persona nel suo cammino, è un punto di appoggio, quando l’andare diventa pericoloso e pesante.

In maniera particolare la preghiera è confronto con l’altro che sa più di te, che cammina più sicuro di te, per cui, anche senza parlare, ti affidi a lui. Anche se sei freddo nella religione e addirittura ateo, oppure sei preso da paura, ti rivolgi all’altro che ti è vicino o proprio a Dio che è dentro di te.

È rilevante che nella storia dei vocaboli “Dio” si presenta nella veste del vocabolo greco “Hipsos” – se stesso, opposto al “tapeinos” – il tapino, il piccolo.

La migliore interpretazione è quella di Debilius che traduce “Dio” con il vocabolo “se stesso” – elevazione. In ogni letteratura, dalle mitologie babilonesi ed egiziane, alle dottrine greco-romane, raggiungere il “se stesso” è la base di ogni persona, per la sua sicurezza, per essere immuni dallo sconforto e vivere al massimo del bene e della dignità.

Anche nei Vangeli, particolarmente significativo è il passo di Luca 5,8 dove viene messo in luce l’umile atteggiamento della persona, di fronte alla “pienezza di grazia” che Gesù gli dona, riconoscendo la propria debolezza: “Allontanati da me che sono un peccatore”.

Con tutte le difficoltà che puoi avere riguardo al problema di Dio, con un po’ di umiltà prendi in considerazione l’invito di Gesù: “Entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà”. Poi Matteo cambia il tu con il voi: “Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli …” Ecco la famiglia che alla sera, prima del sonno, in ginocchio recita la preghiera del Padre nostro, dell’Ave Maria, dell’Angelo di Dio: specialmente i bambini si devono abituare fin da piccini per “ non entrare in tentazione” come recita precisamente la preghiera del “Padre nostro”.

Quella famiglia con i bambini, in ginocchio per pochi minuti per recitare la preghiera, costituisce un esempio eccezionale. È un avvertimento, una cura dell’anima, un proposito a non diventare piatti, schiavi, banali, ma ad essere invece creativi, curiosi, puliti, coloriti solo da tutto ciò che sa di limpidezza e trasparenza.