SCUOLA… E SAPERE di mons. Giovanni Battista Chiaradia

… l’ignoranza colpevole di tutte le cose …

29/09/2013

 

Settembre, Ottobre: inizio dell’anno scolastico, momento di emozioni, problemi, tensioni. Quasi rito di iniziazione per i piccini che affrontano la scuola materna e per i bimbi di sei anni che iniziano il cammino della scuola. Altro salto le medie: poi la scelta delle superiori fino all’università con le sue aspirazioni.

Passaggio, cambiamento di spazi, di tempo, di compagnie, di linguaggi. Non c’è famiglia che non avverta questa scossa. Ma la sente sul serio l’uomo moderno la preoccupazione per la scuola che deve essere privilegiata come sito per la formazione della convivenza democratica, della vita con quelle determinate caratteristiche che sono il costume, il linguaggio, la religione, il territorio?

È convinto l’uomo moderno che si costruisce una convivenza di pace e di benessere solo attraverso quell’“umanesimo”, che dona ai quattro fondamenti del vivere (costume, linguaggio, religione, territorio) la propria dignità?

L’umanesimo si specifica nella scuola dove vengono presentate le “buone arti”, come si diceva nel Medioevo: le discipline che formano l’uomo e lo differenziano dagli altri animali. Altro significato di Umanesimo, oggi molto attuale, è il sapere portato al massimo grado, che fa dell’uomo, secondo il vecchio detto di Protagora, “le misure delle cose”.

La caratteristica tanto negativa del momento presente è che vige una fortissima manipolazione delle cose: cose come denaro, oggetti, ma anche come pensiero, immaginazione, fantasia, costruzione inedita di sé e di distruzione dell’altro o dell’ordine costituito.

L’uomo “misura delle cose”, attraverso il sapere, pone tutto in critica e, come dice il Vangelo, setaccia la pula dal grano, divide le pecore dai capri, la luce dalle tenebre. È la scuola che dona questa prerogativa, perché abitua alla scelta tra il negativo e il positivo, prospettandoti le esperienze della storia, aiutandoti ad esaminare le istanze dei popoli, ponendo in critica le ideologie che sovrastano gli atti umani e li dirigono, privilegiando infine la ricerca scientifica per combattere il male e rendere l’uomo più sicuro di sé.

Se la scuola riesce ad affascinare l’alunno, lo pone nella sapienza, (umanistica, non solo religiosa) che è pienezza di vita. Il libro biblico della Sapienza dice: “preferii la sapienza a troni e scettri, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure ad una gemma, perché tutto l’oro, al suo cospetto, è un po’ di sabbia e come fango sarà valutato, di fronte ad essa, l’argento”.

Ecco perché Gesù inizia la sua missione di redenzione “insegnando nelle sinagoghe” e continua nei tre anni di vita pubblica, ad insegnare nel tempio.

All’età di dodici anni, nel Tempio di Gerusalemme, aveva stupito i saggi del Tempio “per la sua intelligenza e le sue risposte”. Difatti cresceva e si fortificava, pieno di sapienza.

Dopo il tradimento di Giuda, in quel Giovedì dell’arresto, alle guardie disse: “siete venuti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi: ogni giorno sedevo nel Tempio ad insegnare e non mi avete arrestato”.

La redenzione e la salvezza, per il Vangelo, hanno come base l’insegnamento, la scuola.

Gesù è Maestro. La scuola elimina l’ignoranza, colpevole sempre come dice Kant “in tutte le cose della vita in cui il sapere è necessario e attingibile”.

Mons. Giovanni Battista Chiaradia