TUTTI I SANTI E TUTTI I MORTI… di don Gigi Di libero

…un richiamo al nostro futuro?…

01/11/2013

La solennità di Tutti i Santi, insieme alla Commemorazione di tutti Defunti, è una di quelle tradizioni che si sono radicate nei nostri cuori e nel vissuto della gente e dei popoli. Sono infatti il richiamo al nostro futuro più futuro: inizia con la morte, appuntamento che tutti noi, più o meno coscientemente e positivamente, aspettiamo: ci proietta in un al di là che interroga e scuote ogni essere umano. Nell’Eucarestia della solennità di Tutti i Santi, ogni anno, viene proclamato il vangelo delle Beatitudini. Meditando questa stupenda pagina del Vangelo di Matteo, quest’anno sono stato “preso” in modo particolare dall’ultima beatitudine: Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». (Matteo 5, 11-12)

Certo è paradossale che Gesù metta insieme la promessa della felicità (quella profonda, espressa bene dal “beati” … beatitudine … ti si allarga e distende il cuore e il tuo essere intero!) e la prospettiva della persecuzione e della sofferenza: come dire la vita di fede è conquista e passa inesorabilmente attraverso la Croce. Non si tratta di mettersi nella lista dei pessimisti e scoraggiati cronici; siamo solo invitati a non essere degli illusi e raggirati da parte di un Maestro che promette gloria e felicità e poi ti lascia in braghine di tela in messo al deserto e all’aridità di una vita per nulla facile e lineare: né per te, né per la tua famiglia e i tuoi cari, né per il mondo intero giornalmente in balia di sofferenze drammi e violenze inimmaginabili e sconcertanti. Ma è indispensabile capire una volta per sempre che il “tutto” può entrare in una prospettiva di senso e quindi di accettazione, anche sofferente e sferzante, unicamente se messa nella prospettiva di Cristo e di “Cristo crocifisso” direbbe San Paolo.

In queste giornate di festa per tutti i Santi, che arricchiscono l’umanità intera con la loro vita appassionata ed entusiasmante, e di raccoglimento intimo e forse sofferente, che ci ricorda e ci fa sentire in comunione misteriosa con chi ci ha accompagnato nella vita e ci ha preceduto nella morte, mi sembra si debba esercitare la “scaltrezza”, elogiata da Gesù nel comportamento dell’amministratore disonesto. La “scaltrezza”, cioè, di chi vuole aprire bene gli occhi per dare i nomi giusti alle persecuzioni e sofferenze che non ci distruggono ma ci faranno conquistare con pienezza la beatitudine: per noi individualmente e, molto più importante e significativo, per tutta l’umanità in cui ci sentiamo radicalmente incorporati

Un esegeta ci aiuta a fare questo discernimento in funzione della decisione che dobbiamo prendere con la nostra stessa vita: “Non si tratta di una persecuzione ufficiale, ma di opposizioni e maltrattamenti connessi con la fedeltà”. “Scaltramente” proviamo a dare “nomi” concrete alle “persecuzioni”:??  quando il mondo non vi capirà, ?  quando deriderà la vostra fedeltà, ?..quando i 'furbi' vi derideranno come fessi o come fuori dal mondo  ?  quando con coraggio ci si allea dalla parte di Gesù, né lo si tradisce quando il mondo ci punta il dito contro  ? testimoniare Cristo nella propria vita, denunciare corruzione, vizi, tradimenti, lassismo morale, ingiustizie, soprusi, violenze, resistendo, se necessario, fino alla morte  ? … e pertanto essere profeti scomodi e perciò esposti alla derisione, alla persecuzione e al terrorismo ideologico  abbracciare fino in fondo la causa di Cristo e del suo Vangelo seminando ovunque disinteresse, mitezza, misericordia, purezza, amore, pace … e inevitabilmente suscitare anche la reazione del male, dell’odio, dell’invidia  ?  la persecuzione si esprime con la menzogna con l’ostilità e la durezza nei confronti di qualcuno ...

Tutto questo, mi pare abbastanza evidente, normalmente appare banale … quotidiano … a volte poco percepito da chi ci vive accanto … a volte con le sembianze dell’inevitabile e delle chiacchiere che si devono solo dimenticare e nascondere quasi per vergogna di essere oggetto di persecuzione, sottile violenza e ingiustizia …

Eppure se è prova per il nostro cuore di dedizione fedele, assoluta e irrevocabile a Cristo Gesù, al suo cammino che porta alla Croce e attraverso di essa alla risurrezione … è davvero quell’essere e sentirsi “beato” che non deve essere dichiarato e sbandierato, ma testimoniato con una pace interiore che dice “beatitudine” vera e inalienabile.

 Si legge nella vita di don Bosco che i suoi intimi si rendevano immediatamente conto che stava passando guai fastidiosi e dolorosi quando lo vedevano maggiormente felice e sorridente!

 Con la testimonianza della beatitudine dei Santi negli occhi e nel cuore, vorrei chiudere con un pensiero circa la Commemorazione dei defunti che si celebra il giorno dopo. Mi sembrano suggestive e stimolanti queste parole di Benedetto XVI: «E’ molto importante che noi cristiani viviamo il rapporto con i defunti nella verità della fede, e guardiamo alla morte e all’aldilà nella luce della Rivelazione. …. E’ necessario anche oggi evangelizzare la realtà della morte e della vita eterna, realtà particolarmente soggette a credenze superstiziose e a sincretismi, perché la verità cristiana non rischi di mischiarsi con mitologie di vario genere.  Rinnoviamo quest’oggi la speranza della vita eterna fondata realmente nella morte e risurrezione di Cristo. 'Sono risorto e ora sono sempre con te', ci dice il Signore, e la mia mano ti sorregge. Ovunque tu possa cadere, cadrai nelle mie mani e sarò presente persino alla porta della morte. Dove nessuno può più accompagnarti e dove tu non puoi portare niente, là io ti aspetto per trasformare per te le tenebre in luce. La speranza cristiana non è però mai soltanto individuale, è sempre anche speranza per gli altri. Le nostre esistenze sono profondamente legate le une alle altre ed il bene e il male che ciascuno compie tocca sempre anche gli altri.»

don gigi di libero sdb

gigidilibero@gmail.com