SCUOLA E CATECHISMO…. di mons. Giovanni Battista Chiaradia

...mandate i bambini…

28/09/2014

L’inizio dell’anno scolastico non ha mai avuto una risonanza alta e forte che spinga alla riflessione.

Termina l’estate con le sue caratteristiche, che di anno in anno cambiano, si rinnovano oppure entrano in qualcosa di impensabile.

Al mattino la gioventù va a scuola, tutti dall’asilo all’università. Non cambia nulla fuori: in verità, nell’anima di ciascuno, la novità è forte. La scuola: chi la prende come un dovere, chi con leggerezza. Invece è necessario, specialmente nel tempo che stiamo vivendo, evidenziare la cultura del vero, del pulito, direi dell’elegante.

Non dimentichiamo, però, la cultura del sacro. In ogni tempo, in ogni luogo, la cultura del sacro fa la sua apparizione, umile e solenne, incisiva, tanto da farti pensare, naturalmente se lo vuoi: il sacro ha infatti una caratteristica: è leggerissimo, appartiene a quel sito dell’anima che si lancia verso l’invisibile: ma te lo senti dentro e attorno in una vivacità che ti dona un anelito non solo verso la cultura che prende tutti i campi del sapere, ma ti dona molto di più.

Se lo vuoi accanto a te, è molto semplice: e certamente chissà quante volte ne hai sentito la voce! E’ la Bibbia, dal greco Biblos: parola che il greco ha assunto dalla lingua egiziana e indica il fusto del papiro. Ebbene, ogni Chiesa, ogni Parrocchia ha una scuola particolare che insegna che cosa è stato scritto nei secoli, fino a giungere alla vita di Gesù per riuscire a diventare persone vere.

Una raccolta, pur sommaria, a campioni, temi, motivi, spunti, nella letteratura italiana, documenta quanto vasta sia stata la Sacra Scrittura nell’anima dei grandi, da Dante a Petrarca, da Torquato Tasso al Manzoni, al Leopardi, Rosmini, al Foscolo che scrive :”Ora sto rileggendo e copiando un libricciolo, tutto il testo di Giobbe, lo trascrivo col testo greco e latino: sublime libro”!

Il Manzoni ad apertura del suo testo “Osservazioni sulla morale cattolica” scrive: “Ciò che è e ciò che dovrebbe essere, la miseria e la concupiscenza, l’idea sempre viva di perfezione e d’ordine, il bene e il male, le parole della sapienza divina, i vani discorsi degli uomini, la gioia vigilante del giusto, i dolori e le consolazioni del pentito, lo spavento o l’imperturbabilità del malvagio, i trionfi della giustizia e quelli dell’iniquità, i disegni degli uomini condotti a termine tra mille ostacoli o fatti andare a vuoto da un ostacolo impreveduto, la fede che aspetta la promessa e che sente la vanità di ciò che passa, l’incredulità stessa, tutto si spiega col Vangelo, tutto conferma il Vangelo”.

Così, il linguaggio poetico dei primi quattro Inni Sacri del Manzoni attinge alla Bibbia per gli argomenti. Manzoni, nel suo “Natale”, presenta l’immagine del “masso” rovinosamente precipitato in fondo alla valle e riportato alla sua cima antica dalla mano del “Pargolo”.

Il “Catechismo” per i bambini, in ogni Parrocchia, ha il pregio, (o meglio, tenta di averlo), di dare all’anima del fanciullo la bellezza immane di quel libro che è la Bibbia.

Oso, in questa pagina, rammentare a tutte le famiglie credenti o no: “Mandate i bambini al Catechismo della Parrocchia: ne sarete contenti per il loro futuro”! Giovanni Battista Chiaradia