Cristo è risorto; non basta?

La resurrezione di Gesù è la prova inconfutabile della sua divinità; ma egli è morto per la verità e la giustizia. Noi dobbiamo imitarlo: non certo nel risorgere fisicamente, bensì nell'essere a servizio della

06/04/1997

C.R. mi internetta: "Lei domanda: facile o difficile essere cristiani? e allora io Le domando: Non Le basta che Cristo sia risorto, perché sia più facile esserlo [cristiani] che non esserlo?"

E' una bellissima domanda; anzi troppo bella per essere vera, cioè semplice come sembra.

Ma non mi si intenda male.

"Io vi ho dato l'esempio " dice Gesu' nel Vangelo di Giovanni (13,15) " perché come ho fatto io, così facciate anche voi." Si riferiva all'esempio del lavare i piedi ai discepoli, lui che era il maestro; era una chiara indicazione di comportamento, non solo nella materialità di quella specifica azione.

Ma e' chiaro che noi non possiamo seguire il suo esempio nel risuscitare, perché noi, al massimo, possiamo risuscitare solo metaforicamente.

Non penso quindi che Gesu' - pur parlando nella sua cultura mediorientale, così piena di immagini, di parabole e di espressioni emblematiche - abbia affidato a una metafora un discorso tanto serio ed essenziale: il lavare i piedi e' un esempio emblematico di umiltà e di servizio; il risuscitare nello spirito (cioè il cambiare concezione nella mente e, di conseguenza, nel comportamento) non può essere esempio emblematico del risuscitare nel corpo, che e' un fatto fisico, assolutamente estraneo a ogni concezione e/o volontà umana.

La resurrezione di Cristo e' la prova inconfutabile che Gesu' ha dato di essere Dio: "è necessario che il Figlio dell'uomo venga ucciso e dopo tre giorni risusciti" (Marco, 8,31) e "Posso distruggere questo tempio e dopo tre giorni riedificarlo" (Matteo, 26,61): IO, il Figlio dell'uomo, risusciterò; non QUALCUNO mi risusciterà.

Se non fosse stato Lui a risuscitarsi, dimostrando così d'essere Dio, Dio - che e' l'unico padrone della vita e della morte - avrebbe avvallato una menzogna, che oltre tutto lo interessava direttamente.

Dio ci avrebbe ingannati.

Impossibile!

Essere cristiani vuol dire comportarsi come Cristo si e' comportato. Orbene, Cristo si e' comportato in modo tale che poi e' stato condannato a morte, secondo la legge, perché ha affermato e sostenuto di essere Dio.

Egli, cioè, ha servito la verità.

Ma la resurrezione avviene tre giorni dopo la morte e la morte avviene dopo una notte e un giorno di supplizi, ma anche dopo una vita di fatiche, di lotte e di sofferenze, proprio per affermare e sostenere la verità.

Noi non possiamo imitarlo nel risorgere, ma possiamo e dobbiamo imitarlo nel comportamento che l'ha portato alla condanna a morte, cioè nel servizio e nell'affermazione della verità e nello spirito con cui affrontare la sofferenza.
E siamo al punto: a ognuno la vita offre modo di affermare e sostenere la verità oppure di tradirla, come pure offre gioie e sofferenze.

Per essere cristiani, occorre stare al servizio della verità, anche quando non ci fa comodo; occorre anche gioire e soffrire secondo verità.

Gioire non egoisticamente, non fare del piacere un fine a se stesso, bensì valutarlo nel contesto di quello che la vita ci offre e di come ce lo offre.

Analogamente per il soffrire: saperlo accettare nella verità: se noi ne siamo colpevoli, accettandolo come espiazione della colpa; se noi non ne siamo colpevoli, accettandolo dalle mani di Dio (che lo permette, ma non ne e' la causa) come contributo al nostro cammino verso l'eternità, che è il nostro cammino, nella verità dei fatti. Sull'esempio di Cristo.

Gioie e dolori, soprattutto i dolori, ci saranno sempre nella vita di ciascuno. Tutto il segreto sta nel saperli affrontare come servizio della verità (e quindi della giustizia).

Dipende da noi; da un nostro atteggiamento interiore. E solo questo accettare secondo verità può essere la nostra personale resurrezione.

Pero' con l'aiuto di Cristo, che e' risorto proprio per assicurarci che egli e' Dio e che e' vissuto; e che e' morto per la verità e per la giustizia.

E quindi ci indica come noi ci dobbiamo comportare per essere suoi seguaci, cioè cristiani, in vista della resurrezione finale (questa sì, fisica anche per noi), quando chi è stato fedele a quel modo di procedere avrà per premio una felicità senza limiti di tempo e di modalità.

Sig. (o sig.ra) C.R., non so se Le ho risposto? Comunque, che Cristo sia risorto mi basta, se lo intendo nel modo che ho cercato di illustrare; non mi basta, se lo intendo come tranquillizzazione di ignavia (che certamente non e' il caso Suo).

Comunque sempre a disposizione e cordialmente.

 

P. Nazareno Taddei sj