Della verità

Cos'è la verità?, domanda Pilato a Gesù, ma Gesù non risponde. Possiamo rispondere noi circa la verità? Certamente, cercando intanto di vedere perchè a Pilato non ha risposto

30/04/1997

M.Z. mi internetta: "M'è piaciuto il Suo discorso sulla resurrezione di Cristo; ma durante la passione, Pilato ha chiesto a Gesù cos'è la verità e Gesù non gli ha risposto. Può rispondermi Lei?"

Mi verrebbe voglia di rispondere: "Mi prende in giro? Se Gesù non ha risposto, posso rispondere io?"

Però, a ben pensarci, la Sua domanda è più che legittima, perché non è esatta: infatti non è stato Gesu' a non rispondere, bensì e' stato Pilato a non aspettare la risposta (cfr. Gv, 18,36 sg). Gesu' infatti aveva appena affermato: "Io sono venuto per rendere testimonianza alla verità" e per questo Pilato gli aveva fatto la domanda.

Ma a Pilato evidentemente interessava poco la risposta, tanto più, poi, legata all'affermazione di Gesù di "essere re"; ma di "un regno che non è di questo mondo".

Tempo addietro, Tommaso aveva chiesto a Gesu' (Gv, 14, 5 sg) "Non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?" Gesu' aveva risposto: "Io sono la via, la verità e la vita."

Quindi, una risposta, per chi la desidera, come Lei, c'e' e cercherò molto modestamente di darGliela.

Ma, anche se non c'entra con la Sua domanda, prima di risponderLe, dal momento che Lei si riferisce a quella mia predica, vorrei ricordare una breve poesia di P. Turoldo, con la quale, se l'avessi conosciuta in tempo, l'avrei chiusa volentieri.

Lo faccio ora. [La poesia e' tratta dai "Canti ultimi" di P. Turoldo, edit. Garzanti, vissuto santamente, anche se con qualche...sghiribizzo, e morto, pure santamente, di tumore il 6 febbraio 1992; e la prendo da un prezioso libretto "David Maria Turoldo" della giovanissima Rita Zama, al suo debutto come scrittrice, edito da Ladisa Editore di Bari.]

Ecco la poesia: "No, credere a Pasqua non è/giusta fede:/troppo bello sei a Pasqua!/Fede vera/è al venerdì santo/quando Tu non c'eri/lassù!/ Quando non una eco/risponde/al suo alto grido/e a stento il Nulla/da' forma/alla tua assenza."

E ora alla Sua domanda: "Cos'e' la verità?" E' la precisa domanda di Pilato a Gesu'. Se non sbaglio, la parola "verità" è usata 79 volte nella Bibbia. Ne cito solo alcuni passi: la verità "Indica il rispetto della giustizia" (Es,18,8); "Caratterizza la parola di Dio e la sua legge" (2Sam, 7, 28); "E' sinonimo di sapienza." (Prov, 23,23); "E' la legge stessa che Dio insegna" (Sal, 25,5); "E' la rivelazione del disegno di Dio" (Deut. 9,13); "Esige che vengano evitate doppiezza e falsità" (Eccl. 10, 26-31); "E' Cristo che rivela il Padre" (Gv, 1,18); "E' conosciuta da chi rimane in Cristo" (Gv, 8, 31-32); "E' ciò che vince il maligno" (1Gv, 2, 14) ecc. ecc.

E' quindi una cosa altissima, quasi inconcepibile. Però, dal complesso (ma anche dalle citate parole di Gesu' a S. Tommaso) si può ricavare che la verità è la rivelazione di Dio personificata e che richiede agli uomini un corrispondente impegno di vita.

Tutto vero e bellissimo. Ma, in pratica, nella vita di tutti i giorni? Quell'"impegno di vita" dell'uomo, che ha accettato la rivelazione di Dio, non e' altro che una TESTIMONIANZA. In altre parole, l'uomo è nella verità e quindi è in Gesù e in Dio ("Rimanete in me e io in voi![Gv, 15, 4 sg]) quando il suo comportamento TESTIMONIA che accetta e segue la verità.
Ma una testimonianza e' valida, quando possiede tutti e tre gli aspetti che la verità, nella vita dell'uomo, possiede.

Questi tre aspetti o tipi di verità sono:

1. Quella che si chiama la "verità logica" è la conoscenza, per quanto possibile esatta, fedele e corrispondente con la realtà dell'oggetto conosciuto: ho preso un cioccolatino di nascosto, pensavo di non poterlo fare, perché pensavo che non fosse mio e invece era mio: sono in "errore". Ma se quel cioccolatino era mio e lo sapevo e l'ho preso sapendo di non fare torno a nessuno, la mia conoscenza ha la "verità logica".

2. Quella che invece si chiama la "verità morale" è la corrispondenza di voler dire, e dire di fatto, quello che si sa di un certo oggetto. Se penso di dire d'aver preso io quel cioccolatino, fosse o non fosse mio, se qualcuno me lo chiederà, sono nella prima fase della "verità morale", quella intenzionale; se poi qualcuno me lo chiede di fatto e io rispondo che l'ho preso, la mia affermazione ha la "verità morale" anche nella sua fase realizzativa. Ma se per qualsiasi motivo, mi propongo di dire o non dico di fatto che il cioccolatino non l'ho preso io, sono nella "menzogna".
Pessimo vizio, quello della menzogna, che distrugge alla base la possibilità di fiducia negli uomini; eppure è così comune e diffuso! Anzi oggi si tende a credere che sia da cretini dire la verità.

3. Quella che finalmente si chiama la "verità ontologica" è intendere nel pensiero e poi realizzare di fatto quello che si vuole fare o dire. Se p.e. uno vuole fare seriamente una seggiola vera e poi gli salta fuori un aborto di sgabello, quella azione non ha "verità ontologica".

Da notare che, nel mondo, tutte le cose che esistono nella natura posseggono "verità ontologica", perché sono fatte come il Creatore voleva che fossero. Il contrario è la "falsità". Per questo, di una collana che sembra d'oro, ma è di plastica, diciamo è "falsa", perché la materia di cui è fatta non corrisponde alla natura dell'oro.

Ci può essere "falsità" anche nel parlare; ma occorre non confondere la "falsità" con la "menzogna", tanto meno con l'"errore". Se p.e. prendo un cioccolatino pensando che sia mio e invece è di un altro (ma non lo potevo sapere), sono in "errore", ma non in "menzogna"; se poi dico d'aver mangiato un cioccolatino ch'era mio, di per sé non dico nemmeno una "menzogna" e nemmeno una "falsità"; però il mio "errore" (contrario della "verità logica") si riversa sulle mie verità morale e ontologica, che restano tali; ma la mia e' un testimonianza "falsa", perché carente di una delle tre fondamentali verità.

Il discorso, evidentemente, non si esaurisce in questi pochi cenni, perché ci possono essere e ci sono motivi seri che possono giustificare, in qualche caso, la mancanza dell'una o dell'altra delle tre verità.

Ma i criteri di base sono questi. E' facile comunque costatare quanto la prassi quotidiana, anche di molti cristiani, si sia allontanata da questi fondamentali criteri di condotta: se non li rispettiamo non possiamo né dirci né essere cristiani.

Sempre a disposizione.

ordialmente

P. Nazareno Taddei sj