Natale? Via!!!

Sostituire “Buon Natale” con “Buone Feste” per non mancare di rispetto verso i non credenti. È giusto? Ma via…

13/12/1999

P.L. mi internetta: "Nella mia scuola, anche tra le insegnanti molto cattoliche, si sta diffondendo il concetto che non si deve più parlare del Natale, per non mancare di rispetto verso quell'uno o due alunni di religione diversa (p.e. mussulmani) che sono arrivati. Sostengono p.e.: Non dire: "Buon Natale", ma "Buone feste", ma soprattutto non parlare di Gesù Bambino ecc. e cose simili. Le pare giusto?"

NO. Non è giusto. Anzi è sommamente sbagliato, perché contro verità, giustizia e carità. E anche contro libertà, perché vittime di mentalità secolaristica e consumistica.
Ma voglio rispondere con questa vignetta, che illustra un saggio articolo di Piero Ottone sul n° del 3 dic. us. di "'Venerdì di Repubblica': Ragioni morali e convenienza", dove egli dice che bisogna scegliere tra le prime e la seconda, ben sapendo che "chi antepone i principi al tornaconto non deve aspettarsi applausi" e che "la scelta disinteressata deve essere disinteressata davvero". In altre parole: non si può essere mezzo diavoli e mezzo angeli. Verissimo!

Metà diavolo e metà angelo

Io mi servo qui di quella vignetta per rispondere a P.L.. Il tema è tutto diverso, benché affine; cioè: sta dalla parte degli angeli (cioè del bene) il rispetto per chi non è della nostra religione; ma sta dalla parte dei diavoli il non-rispetto per i nostri alunni che sono della nostra religione.
Non si può essere mezzo angeli e mezzo diavoli.
E' ovvio che quelle suggestioni vengono dal diavolo. Il campo di battaglia del diavolo, infatti, è Babilonia (secondo la famosa meditazione di S. Ignazio sui "Due vessilli" [v. Predica n. 8]), cioè la città della confusione; ed è ovvio che quella posizione è frutto di confusione mentale.
Infatti, se si deve rispettare chi non è della nostra religione, anche se sono solo uno o due, perché non si deve rispettare chi è della nostra religione?

Intendiamoci! Il rispetto può essere inteso in vari sensi; qui mi pare che debba intendersi come "disposizione a non fare atti offensivi o lesivi di qualche diritto altrui o anche, più familiarmente, a non urtare la suscettibilità dovuta" (p.e. "Quel poveretto s'è talmente spaventato che, con rispetto parlando, s'è sporcato .tutto").
Il discorso di quelle insegnanti è effettivamente sul filo del rasoio: sentire parlare di Gesù può urtare effettivamente la suscettibilità di un mussulmano. "Può", ma non è detto che urti di fatto.
Ma il discorso è più ampio. Infatti chiediamo: è moralmente lecito compiere un atto contro giustizia e carità verso uno per evitarne uno in favore di un altro? Chiaramente no: potrebbe essere machiavellismo o settarismo.
Solo che bisogna vedere chi è quel "uno" e quel "altro". Chi immigra in Italia sa - e, se non sa, deve sapere - che in Italia c'è la religione cattolica e chi viene qui, come è tenuto a rispettare le leggi dello Stato, così deve rispettare anche la realtà e le tradizioni religiose.
Del resto - ma è un argomento più emotivo che razionale - quando noi andiamo nei loro Paesi, come ci trattano? Comunque, al massimo, siamo rispettati se però non accenniamo alle nostre esigenze di cristiani e cattolici.
Il che non vuol dire che gli immigrati, oltre che rispettare, debbano anche seguire le nostre credenze; altrimenti si ricascherebbe nell'errore dei colonizzatori dei secoli scorsi che, soprattutto nell'America Latina (p.e. il Brasile), obbligavano a convertirsi al cristianesimo, talvolta addirittura sotto pena di morte (inaudito, ma vero!).
Gli immigrati, quindi, devono essere rispettati, sia nel non sentirsi obbligati a convertirsi, sia nel poter esercitare la propria religione, ovviamente nel rispetto, appunto, delle nostre leggi e delle nostre tradizioni.

Ma non hanno diritto di travalicare (come pare sia successo a Torino). Se travalicano, quel "uno" e quel "altro" non sono più sullo stesso piano e quindi prevale il diritto (e il rispetto) dei nostri; anzi, è nostro dovere impedire l'eventuale ingiustizia di quegli altri.

Strano - almeno fino a un certo punto - che anche insegnanti cattoliche non si rendano conto di questa linea discriminante della verità e della giustizia. Possono obiettare il problema della sensibilità. D'accordo; ma si veda, allora, il modo di non urtare quella sensibilità, spiegando le motivazioni; e non mancare di rispetto verso i nostri.

Dobbiamo però anche evitare di fare proselitismo; Gesù infatti ha detto: "Andate e predicate battezzando"; ma non ha detto "Fate proseliti", tanto meno "Obbligate con la forza a seguirvi". Lui sapeva che la verità e la bontà attraggono da sole.
Dicevo: "strano, ma fino a un certo punto". Infatti, oggi siamo in un periodo di grande confusione mentale e il diavolo - diciamolo senza paura! - ci sguazza dentro. "Il vostro nemico il diavolo vi circuisce come leone ruggente cercando di divorare" (1ª lett. di S. Pietro) ed è ovvio che i primi a essere nelle sue mire sono i cattolici fedeli, che possono essere attaccati soprattutto col pretesto del bene, come è appunto il problema del rispetto. Insomma, si ricasca sempre sullo stesso punto: la mentalità secolaristica e la confusione mentale. Ci stanno invadendo tanto da non accorgerci di andare tranquillamente contro verità e giustizia e carità, credendo di far bene. Sono valori che scendono sulla terra e non salgono dalla terra, come vorrebbe appunto il secolarismo.

Non lasciamoci trascinare, col pretesto del rispetto (che pure è sacrosanto), contro la verità, la giustizia e la carità nella libertà.

Sempre a disposizione, cordialmente
 
P. Nazareno Taddei sj