Svendita della tradizione e dell'identità cattoliche

La Chiesa viene accusata di confusione dottrinale; ma chi è che fa confusione: la Chiesa o noi?!

16/04/2003
Il sig. Giovanni, non meglio definito, mi scrive (pregandomi di non dire «internetta» perché è contrario ai neologismi e agli anglicismi superflui; ma vorrei dirgli che questo è un neologismo necessario, perché è semplicemente verbalizzare, il che è pressoché necessario, un termine tecnico già impostosi), lamentandosi che non ho risposto a un suo precedente msg e mi propone un problema alquanto complesso. Quindi rispondo molto volentieri - come posso - e purtroppo con ritardo (del quale mi scuso); ma non ricordo e non trovo d’aver ricevuto alcun precedente msg.
 
Mi comunica dunque: «A mio avviso, il problema capitale della Chiesa in periodo postconciliare e particolarmente sotto l'attuale pontificato. Si tratta di una sorta di confusione dottrinale, che mi sembra condurre a una svendita della tradizione e dell'identità cattolica in nome del dialogo a tutti i costi e dell'irenismo. Questo mi causa un grave problema di coscienza perché, pur essendo convinto della verità della rivelazione cattolica, non riesco ad essere, oltre che credente, praticante, in quanto non riesco ad avere fiducia nella gerarchia e a riconoscermi nelle sue indicazioni.»
Poi mi riferisce d’un articolo di Granzotto sul «Il Giornale» del 23 dic. us., che, per come egli riporta (se non sbaglio) non mi sembra un capolavoro di idee chiare e finisce (lui o Granzotto?) con l’episodio del vescovo di Terni che ha autorizzato un affresco con S. Francesco e Maometto, come «un messaggio di pace rivolto a tutti i credenti in tutte le fedi religiose». Scandalo: «Ma non si sta un po' esagerando, nel nome del ‘dialogo’, con la compiacenza nei confronti dell'Islam?»
 
Rispondo: lei parla di «confusione dottrinale» che sta facendo la Chiesa; ma vorrei chiederLe anzitutto: «Non sarà un po’ Lei che fa molta «confusione» anche «dottrinale»?
Le pare logico, cioè chiarezza di idee, «essere convinto della verità della rivelazione cattolica, ma non riuscire ad essere, oltre che credente, praticante, in quanto non riesce ad avere fiducia nella gerarchia e a riconoscersi nelle sue indicazioni»; però, fa il digiuno quando il Papa lo chiede se non ha fiducia? Perché?
Poi, non Le pare un po’ di confusione mettere sullo stesso piano il pensiero di tutta la Chiesa e quello d’un giornalista pur apprezzabile, che non ha fatto il digiuno «l'intrusione della correttezza politica nella sfera religiosa» (quale poi?) tanto d’averne turbamento e angoscia
E non Le pare scarsa chiarezza di idee scandalizzarsi perché, per ragioni pratiche e non teologiche o agiografiche, un vescovo chiede a un pittore di mettere (ma come?) S. Francesco con Maometto? E un po’ avanti di questo passo.
Ma lasciamo pur stare questa Sua confusione di idee in campo spicciolo.
 
Veniamo a cose piú grosse che la turbano e che, stringi stringi, sono pur sempre di quel mondo di un po’ confusione che non solo Lei ha in testa in fatto di Chiesa e di cose religiose.
Intanto chiariamo subito: la Chiesa, Sposa immacolata di Cristo, non va confusa con la società terrena fatta di uomini che talvolta, anche se autorevoli, possono sbagliare. Solo il Papa, quando parla di fede e di morale, ma in modo solenne (ex cathedra), che implica la sua autorità di Vicario di Cristo, non può sbagliare.
Si chieda, allora, quando mai Lei ha saputo che il Papa ha proclamato come dogma di fede che l’irenismo è talmente importante da sacrificargli le tradizioni e l’identità cattolica? O quando ha sentito il Papa dichiarare – anche solo non ex cathedra – che il terrorismo è una pratica evangelica?
In questa materia, soprattutto per chi ama le tradizioni e certe abitudini, è facile cadere nel tranello che queste sono il vangelo e non il vangelo stesso. Queste non vanno confuse nemmeno con le vere disposizioni della fede e della liturgia. Veda p.e.: nei secoli scorsi s’è discusso addirittura se si potesse dire Messa e quindi comunicarsi tutti i giorni; oggi, dopo l’ultimo Concilio, siamo arrivati addirittura al punto che possiamo comunicarci anche due volte in uno stesso giorno se assistiamo a due Messe diverse.
 
Adesso che siamo nella Settimana Santa, rifletta con un po’ d’attenzione. Le Sue osservazioni hanno una bella fetta di verità teorica e pratica, ma, nel complesso, hanno un’altra bella fetta di confusione.
Chi infatti può negare – p.e., tra il resto – che ci siano parecchi anche tra i cattolici e purtroppo anche tra preti, frati e monache, che hanno già svenduto la tradizione e l'identità cattolica in nome del dialogo a tutti i costi e dell'irenismo e diciamo pure in nome della pace, mettendosi (speriamo senza volere, bensí per accecamento dei media) al servizio di chi vuole la guerra contro la propria avversa parte politica (altro che pace!), come stiamo vedendo proprio in questi giorni in cui essi, paladini dell’umanitarismo contro la guerra, rifiutano di soccorrere quelle popolazioni disastrate dalla fame e dalla sete?
Loro e non la Chiesa ha svenduto ecc. ecc.. E’ tutta confusione di chi si crede lui il Padreterno, al servizio piú o meno diretto (magari senza volere), del diavoletto che «ci gira attorno cercando chi divorare». E il discorso del diavolo è una cosa seria…
 
Cordialmente, sempre a disposizione del sig. Giovanni e di tutti.

 

P. Nazareno Taddei sj