Il Buon Natale

Il Buon Natale è inteso come un modo di dire oppure è un autentico augurio di un Natale cristiano?

24/12/2003
Il sig. F.C . mi internetta: «Il "Buon Natale" è diventato ormai una consuetudine che non ha niente di cristiano e che anzi nasconde, ben più d'una volta, tanta ipocrisia. Non Le pare dunque che sia diseducativo continuare a esercitarlo e a farlo esercitare tanto nelle scuole che nelle Chiese?»
Rispondo che stavo quasi per rispondere «Sì», quando mi sono venute in mente quelle alcune maestrine venete di tempo fa che o s'erano proposte o avevano attuato di abolire il «Buon Natale» nelle proprie scuole per non urtare la sensibilità di quei pochi alunni di diversa religione. Sono stato quindi sollecitato a pensarci un po' più seriamente.
Anzitutto la motivazione del sig. F.C. è di tutt'altro genere da quella delle maestrine venete: non proteggere l'ipocrisia da una parte (ed è un dovere morale che direi assoluto) e non urtare la suscettibilità dall'altra (che è un impegno molto ma molto relativo), sia perché quella suscettibilità è piú nella fantasia di chi è di parte contro la nostra religione che nella realtà dei fatti; sia perché rispettare la suscettibilità (vera o presunta) non può assolutamente significare la mancanza di rispetto della nostra fede e delle nostre credenze, sia perché chi viene ospite nel nostro Paese sa benissimo che è tenuto - NB - non dico a rinunciare alle proprie, bensí a rispettare le nostre come noi rispettiamo le sue.
Ricordo che quando sono stato in India per qualche tempo e per lavoro documentario (oltre 40 anni fa), non mi sono mai sentito offeso perché mi si salutava e rispondevo col saluto «nomoscar», che aveva un che di fideismo religioso dell'amicizia; io poi potevo tranquillamente fare il mio segno di croce, o dire la Messa, quando volevo, senza offendere nessuno, mentre uno dei miei due piú stretti collaboratori hindu faceva le sue pije (preghiere non solo orali: la «j» alla portoghese, una sorta di «pusce» oscuro con inflessione sulla «g») anche in viaggio; e l'altro, cinese, non ho mai capito quando pregasse o non pregasse, forse in una sorta di contemplazione.
Ero a quasi quotidiano contatto col capo della cinematografia indiana, che pur produceva circa 7 od 800 film all'anno; ma che differenza con l'India - e non solo cinematografica - di cui si parla in questi giorni in tv per propagandare l'ormai comico film su quella terra (direi: continente) per le vacanze natalizie.
Questo per dire il rispetto per tutte le religioni, ma in ogni caso il primo e ben piú doveroso per la nostra.
 
Veniano dunque al problema del nostro interlocutore.
E' vero che ben piú d'una volta il saluto natalizio nasconde ipocrisia. Ciò però dipende non già dal saluto che ha sempre e solo il suo significato, bensì da chi ne abusa per mentire o addirittura per ingannare. Non è lecito infatti buttar via il pupo per buttar via l'acqua sporca; non solo, bensì è immorale per chiunque seguire la moda invalsa da qualche tempo di cedere, con la scusa del bono pacis, di fronte a istanze anche erronee e fallaci.
Ne abbiamo un pessimo esempio in questi giorni: gli scioperi cosiddetti selvaggi sono contro legge e dannosi per tutti e - almeno a quanto si sa - non vengono puniti e nemmeno tenendo conto delle gravi ingiustizie che commettono contro gente innocente. Ciò non significa che i diritti di chi protesta non debbano essere rispettati e difesi; ma vanno rispettati e difesi anche i diritti di tutti.
Tanto piú che, in certi casi, la giustizia e il diritto sono solo pretesto per mascherare l'ipocrisia di certi comportamenti politici: proprio come succede con i «Buon Natale» ipocriti.
 
E' dunque chiaro che, come gli scioperi selvaggi sono socialmente negativi, e peggio che solo diseducativi, altrettanto si deve dire di chi vuole abolire il saluto natalizio.
Una forte e coraggiosa iniziativa, invece, è da praticarsi proprio per far capire che il «Buon Natale» è ben qualcosa di piú d'un semplice segno di convenienza.
Impresa peraltro difficile e grave, ben più di quanto non appaia a prima vista; proprio perché siamo in quella lotta di secolarizzazione che - già dai tempi della Rivoluzione francese, ma soprattutto in seguito ai massmedia, anche nelle sue ultime forme apparentemente innocue - il diavolo conduce servendosi di gente preparata opportunamente, ma anche sfruttando persone ignare. Ovvio, che quella lotta non è tutta e solo qui; ma anch'essa è interessata e vi fa parte.
E non lasciamoci ingannare dalle voci: «Possibile che c'entri il diavolo?» oppure «Si vuol sempre vedere il diavolo dappertutto!». Come già detto altre volte, risponde S . Pietro nel cap. 5, 8 della sua prima Lettera: «Siate temperanti, vegliate. Il vostro avversario, il diavolo, come leone ruggente, gira attorno cercando di divorare. Resistetegli, forti nella fede.»
 
Il fatto è questo, che ci si creda o non ci si creda. L'America esiste anche se uno non ci crede, perché non l'ha mai vista.
E che il bel Bambino ci benedica tutti: credenti e non credenti.
Sempre a disposizione. Cordialmente

 

P. Nazareno Taddei sj