Pentecoste - di P. Giuseppe Pirola sj

L'inizio di una storia umana nuova.

17/05/2008
Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua, dell’anno 30 d.C. circa, è una data storica, data di un evento inizialmente di poca rilevanza ma di grande effetto. All’improvviso, un gran rumore venne dal cielo, come un violento colpo di vento, e riempì una sala dove era radunato un gruppetto di galilei, una donna e dodici uomini, che videro poi scendere sulle teste di ciascuno di loro come delle fiammelle di fuoco. L’effetto fu dirompente: usciti in piazza, essi cominciarono a parlare in lingue diverse dalla propria. Al rumore accorse un grande folla: apparteneva a una quindicina di nazioni dell’Impero Romano orientale, compresi i romani di stanza a Gerusalemme. La prima impressione della folla fu che quel gruppetto d’uomini galilei fossero ubriachi, e farfugliassero messaggi privi di senso; fu grande invece la meraviglia quando si accorsero, nazione per nazione, che essi comprendevano quelle strane lingue che ciascuno dei dodici parlava come se fosse la loro.
 
Che cosa era accaduto? Uno del gruppetto di nome Pietro cominciò a parlare e disse: Non siamo ubriachi già dal mattino, fu il primo messaggio. Vi annunciamo Gesù Cristo morto e risorto per la salvezza di tutti gli uomini di qualunque popolo e nazione.....fu il secondo.
Quel giorno fu il primo giorno di vita della comunità cristiana. Il gruppetto dei dodici erano apostoli, riuniti da Gesù Cristo la sera di Pasqua in quella stessa sala o cenacolo, e da Lui inviati a tutti gli uomini di tutto il mondo per continuare la sua missione, affidatagli da Dio Padre, di liberare gli uomini, tutti gli uomini, dal peccato e dalla fine nella morte e nel nulla per sempre. Quel giorno avevano ricevuto lo Spirito Santo o la guida per portare a compimento nel tempo la missione universale, segno e testimonianza dell’amore della Santissima Trinità per tutti gli uomini.
 
Ma quel giorno è soprattutto l’inizio di una storia umana nuova. La sala o cenacolo e quanto accadde lì dentro, è un avvenimento interiore, la venuta dello Spirito Santo, che ha toccato ciascuno nella sua intimità più profonda, e ha indicato il luogo in cui cercare la sua presenza, e il punto cui fare riferimento, per recepire l’orientamento, la direzione da seguire da parte di tutta la comunità nell’attuazione della missione affidata loro da Cristo, e la fonte della forza necessaria per compierla. Una missione che iniziò quel giorno e che continuerà per tutto il tempo della storia umana.
 
Ma quell’evento aveva convocato l’umanità di quel tempo divisa in tante e differenti nazioni per l’annuncio di una missione che riguardava tutti gli uomini, di quel tempo, dei loro posteri, di tutti gli uomini a venire. Se leggiamo i nomi dei paesi di provenienza di quelli che erano presenti all’avvenimento, in preda prima ai sospetti e poi alla meraviglia, riconosciamo gli antenati di popoli a noi noti anche oggi. Parti, Medi, Babilonesi dell’antica Persia e Mesopotamia, ebrei, greci di Asia minore, di Creta, e Cirene, arabi (non ancora maomettani), romani, di lingue, culture, religioni diverse. Il quadro del primo pubblico degli apostoli riunito a Gerusalemme non differisce da quello attuale se non per i differenti sviluppi storici delle varie aree di appartenenza, che confluiscono nella situazione attuale del pluralismo etnico, linguistico, razziale, religioso, all’interno delle singole nazioni e che con la globalizzazione economica e sociale, investe il mondo intero. Il pluralismo ha posto fine, in forza di comunicazioni e scambi planetari, al nazionalismo, cioè a quell’unità territoriale, in cui abitavano cittadini aventi tutti una stessa lingua, una stessa religione, le stesse memorie storiche, e ha mutato il territorio di una nazione nel territorio abitato da gente di differenti nazioni, aprendo problemi sociali di convivenza pacifica e politici di eguaglianza nei diritti umani e civili. Ma non ci sono solo questi problemi; ci sono anche problemi religiosi di convivenza tra religioni diverse.
 
Qual è la missione da compiere da parte della comunità cristiana in questa situazione di pluralismo religioso? La missione riguarda tutti gli uomini, qualunque sia la loro religione. Come muoversi dunque entro la convivenza tra religioni diverse? Qual è l’obiettivo finale da perseguire? Qual è le guida per raggiungerlo? L’obiettivo è quello della missione di Gesù Cristo, che troviamo nella sua parola, o nei vangeli: il regno di Dio, condurre a Dio Padre di tutti, tutti gli uomini, liberandoli da peccato o dal male che ci facciamo gli uni agli altri, e da morte o fine di ciascuno e di tutti nel nulla ultimo e definitivo. L’obiettivo finale è dunque quell’incontro con Dio che riunirà di tutti gli uomini nell’unità di un incontro di tutti con Lui. Questo incontro però è l’obiettivo finale. Che fare nel tempo in cui siamo in marcia verso questo obiettivo finale, tempo in cui siamo divisi perché appartenenti a differenti religioni, ma divisi perché la differenza viene vissuta come fonte di rivalità, lotte o peggio? Qual è allora la guida della comunità cristiana, la guida che la condurrà nel cammino della storia e delle difficoltà insorgenti che possono impedire e ostacolare il cammino verso l’obiettivo finale dell’unità di tutti attorno a Dio Padre di tutti? La guida è lo Spirito santo effuso nei nostri cuori, nel cuore della comunità cristiana. Sappiamo dove, senza perdere la bussola, andare ad attingere ispirazioni che ci permettano di muoverci entro le differenze e divisioni in cui come comunità cristiana ci troviamo a vivere e a operare, superando le divisioni e rispettando le differenze e la libertà delle persone di religione differente dalla nostra che lo Spirito santo condurrà alla meta unica per tutti gli uomini. 
 
Il che vuole dire che: la missione primaria della comunità cristiana non è quella di voler convertire frettolosamente tutti alla religione cristiana, tanto meno ad un’unica chiesa cattolica per potenziare la propria istituzione religiosa anziché un’altra; il primo compito è quello di prestare attenzione alla guida cioè all’azione dello Spirito Santo e all’ispirazione con cui ci indica nelle mutevoli e conflittuali situazioni storiche il da fare, e cioè rientrare nell’intimità più profonda di ciascuno e della comunità per entrare in comunicazione con Lui, per scoprire e discernere nelle vicende storiche del rapporto vissuto con altre religioni, i segni o le indicazioni di ciò che non è da fare e di ciò che lo Spirito ci chiama a fare e cioè le scelte operative che conducano tutta l’umanità alla futura unità di tutti popoli attorno all’unico Dio e Padre di tutti gli uomini. Il compito è quindi come vivere e agire accanto alle le differenti religioni, senza facili condanne quasi fossero solo false, senza svalutare le differenze, ma cercando di cogliere la ricchezza delle differenze, o le vie diverse attraverso le quali lo Spirito conduce l’umanità all’unità religiosa finale nel pieno rispetto della libertà umana di tutti, in un processo storico in cui anche la comunità cristiana è coinvolta con le altre religioni e facendo quelle autocorrezioni che lo Spirito chiederà anche alla comunità cristiana di fare per favorire l’unità finale. L’unità religiosa di tutti gli uomini non è guidata da autorità o da imperativi e comandi, perché anche l’autorità istituzionale è sotto la guida dello Spirito santo. Siamo come comunità cristiana chiamati ad assecondare lo Spirito interiormente e a cercare i segnali indicativi della direzione di marcia che egli comunica indicando anche dove e come coglierli, i fatti storici, e quella finezza che è il suo dono della sapienza, il saper discernere dove egli opera, e chiama la comunità cristiana a operare per la futura unità e pace religiosa pace di tutti gli uomini, nel riconoscimento dell’unico Dio padre di tutti che nessuno, neppure noi cristiani, abbiamo ancora visto.
 
Cordialmente
P. Giuseppe Pirola sj