Il «Codice da Vinci»

Si analizzano i contenuti e soprattutto le reazioni della gente al best-seller di Dan Brown.

02/04/2005
«Il Codice Da Vinci» è un libro di 523 pagine, pare il più diffuso e il più letto nel mondo in questi ultimi tempi, per l'interesse del suo argomento: la prova che Gesù ha sposato Maria Maddalena, creando una schiatta, ancor oggi esistente in due note Famiglie anglosassoni: ma - quel che è ancora piú pruriginoso, interessante e grave - è che laChiesa cattolica avrebbe cercato di far smentire quella verità, benché si presenti come la depositaria della Verità in campo di fede, di religione e della sua storia. 
La copertina de "Il codice Da Vinci" di Dan Brown
Ma il libro non è un volume di storia o di ricerca storica; bensì è - come esso annuncia già in copertina, quindi senza alcuna intenzione di barare - «Un thriller di Dan Brown».
Un thriller, cioè lo dice il dizionario: un «romanzo giallo»; un racconto, film, romanzo «sensazionale»; insomma qualcosa che non solo non ha a che fare col documentario storico, bensí qualcosa che è di «invenzione personale dell'autore (in questo caso, di Dan Brown), per provocare brividi di sensazione». E questo anche nel caso che, ne o de l'invenzione, fossero oggetto anche fatti in qualche modo storici, com'è appunto l'argomento di questo romanzo.
A rigor di termini, quindi, quanti si sono sforzati di mostrare la non validità storica del libro hanno commesso un . innocente errore di interpretazione letteraria (purché si tratti di «nescienza» e non di «ignoranza» circa il criterio della «lettura strutturale» , nei confronti dei media anche per i segni letterari) (cfr la «nuova cultura» di Papa Wojtyla).
Scorsese, nel suo film L'ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTO aveva pure narrato del matrimonio di Gesú con la Maddalena, ma senza farla ingravidare e facendolo ritornare convinto alla sua missione mediante la croce.
Ma la presa di posizione di cristiani e non cristiani contro quel libro non è ingiustificata; anzi, direi, è doverosa; e fa piacere che ci sia stata e da parte di un eminentissimo cardinale, arcivescovo di una delle piú grosse diocesi italiane, una chiara presa di posizione per l'immoralità del volume, preoccupato della sanità intellettuale e morale dei suoi concittadini e loro guida spirituale. Se ne è preoccupato, ben al di fuori (come egli stesso ha dichiarato) della risonanza nazionale i internazionale avuta.
Quel libro è certamente pericoloso in fatto di morale, non tanto per la licenza che l'autore si è preso nello scegliere un argomento cosí spettacolarmente eclatante e pizzicoso, bensì piuttosto per averne reso il racconto molto fascinoso e vorrei dire veramente affascinante come lettura, e proprio per questo, immorale, in quanto diffusore d'una realtà contraria alla realtà (quindi fasulla) e creante una mentalità di sfiducia contro l'attendibilità della Chiesa e dei suoi insegnamenti.
Questione, quindi, ancora una volta di «mentalità di confusione mentale» circa la verità storica sia dei fatti, sia della fiducia nella Chiesa.
Ma il romanzo stesso si giustifica: che esso sia niente piú di un'invenzione fantastica, di lettura gradevolissima, lo si apprende fino dalle prime pagine: è un vero romanziere, ben capace di affascinare il suo pubblico: parte dall'assassinio di Saunière, curatore del Louvre e Gran Mestro del Priorato di Sion (grande società segreta del 1099, e ancora in auge[?!?]), tipico per le circostanze piccole e grandi che lo raccontano (l'assassino è un monaco direttamente legato alla Chiesa e alle sue organizzazioni), ma anche al mistero del Santo Graal e a quelle investigazioni che le accompagnano e il libro frammischia dati e fenomeni narrativi per i 107 capitoli, solo numerati, ma mai titolati, se non il penultimo, contrassegnato dalla stella a sei punti («la stella di Davide», su cui s'è già intrattenuto aggiungendo curiosità a curiosità [«ma come può finire questa storia, tanto strana e anche culturalmente arrampante?]) e l'ultimo («E­pi­logo»), che finisce con lo stesso principale personaggio del racconto, prof. Langdon, insigne maestro di simbologia, presentatoci già nel primo capitolo, il quale arriva al termine della sua scoperta, ma sono tutte sensazioni soggettive e perfino la voce risolutoria che gli viene dal profondo, che fa chiudere il romanzo, è qualcosa che gli «pare» di sentire, ma non è certo che la senta.
Magnifico finale per un giallo: finisce proprio da giallo definitivo: cioè, «ma quello che vi ho raccontato e dato per storico, è vero o non piuttosto è tutto inventato?»
Una bella presa in giro per quel­li che hanno preso il romanzo come storico, non fidandosi nemmeno (probabilmente non accorgendosi) di quel «thriller» di copertina e fidando invece, ma non interpretandola correttamente, dell'affermazione di pag. 9: «Tutte le descrizioni di opere d'arte e architettoniche, di documenti e rituali segreti contenute in que­sto romanzo rispecchiano [ma non sono] la realtà.»
Piú ovvio di cosí.! e quanti, anche persone di non basso rango intellettuale, ci sono cascati, non «leggendo» o forse anche «non sapendo leggere e non sentendone il bisogno»!
Prova evidente, come afferma Papa Wojtyla, che ci troviamo veramente in una «nuova cultura».
Direi anche un bello schiaffo per quanti hanno riso e mi hanno deriso o ridono ancora quando ho proposto e ancora propongo la necessità della lettura strutturale, dati i «nuovi modi di comunicare» per affrontare adeguatamente le problematiche individuali e sociali, ma anche pastorali, dei pure asfissianti massmedia, cruccio di quella Chiesa che pure li ha definiti (e saggiamente) nel Decreto Inter Mirifica: «Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto ai nostri giorni, l'ingegno umano, con l'aiuto di Dio, ha tratto dal creato, la Madre Chiesa accoglie e segue con speciale cura quelle che piú direttamente riguardano lo spirito dell'uomo e che hanno aperto nuove vie per comunicare, con massima facilità, notizie, idee e insegnamenti d'ogni genere.»
Ma ben detto e ben ripetuto tutto questo, devo ricordare quanto mi ha scritto recentemente un ottimo preside di liceo: «Un mio alunno, informato dal CorSera del 16.3 us di un intervento del card Bertone [arcivescovo di Genova], su Radio Vaticana, circa il libro "Il codice Da Vinci" e la sua pericolosità, a comprova di tale pericolosità mi ha detto: "La Chiesa ci ha sempre mentito; dovevamo leggere questo libro per conoscere la verità su Gesú, la Maddalena, ecc . ecc.! Come mai l''Avvenire' dello stesso giorno non ha riportato niente circa l'intervento del cardinale?" Sono veramente preoccupato per questi giovani. Cosa si può fare?»
Rispondo:
Caro professore, oltre che mio ottimo allievo, la Sua domanda mi rallegra moltissimo tanto per il Suo zelo circa un problema che, a prima vista può sembrare piccolo e quindi ge­­ne­ral­mente trascurato, eppure è vasto e profondo per la sua attualità sia nel riguardo dell'interesse di un eminentissimo arcivescovo impegnato nella pastorale, a causa di un episodio della comunicazione di massa, sia nel riguardo di un Suo allievo (e vorrei sperare che fossero tanti, se non tutti, i giovani odierni), che esige di essere informato del pensiero dell'autorità ecclesiastica circa eventi, piccoli o grandi, ma sempre significativi, del mondo dei mass media.
E - direi subito - siamo preparati adeguatamente per questi problemi dell'attuale pastorale?
Dunque, a noi!
Cosa si può fare?
Anzitutto, sapere bene di cosa si tratta.
Partiamo dalla «lettura strutturale» per non sbagliare strada, come quelli che di quel romanzo non occorreva cogliere gli aberranti dati storici, bensí la pericolosità di mentalità ancora peggio aberrante e sempre piú allontanante dalla verità.
Quanto poi l'«Avvenire»: quel giorno non poteva pubblicare per la ricorrenza d'orario del sabato. Ma prima di lamentarsi (sempre problema di «lettura») aspetti il giorno seguente.
Il che di fatto è avvenuto.
Sempre a disposizione. Cordialmente.
 
P. Nazareno Taddei sj