Reato disinformazione

Si risponde a specifica domanda sullo stato dell'informazione in Italia.

05/01/2006
Il sig. R.G. mi internetta:«A che punto siamo con l’informazione in Italia? Cosa ne pensa Lei?»
Rispondo volentieri, perché questo dell’informazione in Italia è un problema che mi assilla da lungo tempo e non ne posso pensare che molto male, al punto che, mi pare, solo la magistratura possa, se non debba, intervenire. Ma cosa, come e perché? Mistero!
Anzitutto: informazione; o, meglio, la disinformazione, perché tale è l’informazione della quale dobbiamo accontentarci.
Le principali fonti sono: la tv e la stampa periodica.
Ma né l’una né l’altra sono in grado di permetterci d‘essere informati, perché tanto quella cartacea quanto quella iconica e digitale sono impercepibili.
Infatti, l’informazione consiste in un certo testo, che si deve percepire come testo, il che può avvenire in due modi: il primo, che si percepiscano materialmente le lettere dell’alfabeto di cui è composto; il secondo che il testo – proprio come stesura letteraria – sia composto in maniera tale da dare il senso ch’è chiamato a esprimere.
E non dimentichiamo che anche le modalità «Digitale» e «Analogico» possono avere il loro peso in un discorso che stiamo per mettere in pubblico. Il «digitale» (p.e. dire l’ora del giorno in cui ci troviamo con numeri, anziché concetti [p.e. «sono le 17,30», anziché: «ci avviamo al crepuscolo»), comporta sempre una certa composizione o addirittura manipolazione di concetti e di modi di esprimersi.
Prescindiamo, al momento, dal secondo aspetto e soffermiamoci sul primo. Non ci vuole molto per accorgersi di primo acchito che i testi informativi offertici dalle tv e dalla stampa operanti in Italia sono impercepibili per il modo in cui sono letti od offerti, anzitutto per la velocità con cui vengono letti o scritti in tv, al punto di mangiarsi impunemente le sillabe e impedire di cogliere anche solo materialmente le parole, per come sono stampati nella stampa. In tal modo, non solo sfuggono i dettagli delle informazioni, bensí spesso sfugge perfino l’argomento generale cui l’informazione stessa si riferisce, perché c’è pur sempre qualcosa che arriva al comprendonio, ma non è qualcosa che faccia parte dell’informazione e quindi l’informazione è fuori luogo e quindi è vera e propria disinformazione.
Se poi, anche la stesura letteraria dell’informazione non è perfetta per chiarezza espositiva (il che spesso succede), tutta l’informazione diventa ancor maggiore disinformazione,
 
A questo punto, è chiaro che il problema – assai grave – è quello delle responsabilità: speakers, presentatori e dirigenti dei programmi, p. e., da cui tutti questi dipendono. Preoccupatevi di seguire un qualsiasi programma dopo il TG1 delle ore 13 e vi renderete conto immediatamente che né Andreotti, né l’Annunziata né alcuno dei nostri santoni televisivi sfugge alla responsabilità di simile sconcio sociale.
Ma analoghe osservazioni si possono fare anche per l’informazione cartacea, tanto quotidiana quanto periodica: è spesso difficile leggere quella stampa, senza particolari sistemi di luce e od ottici.
Ho costatato,p.e.(19.12.05),che in «Panorama» e ne «L’Espresso», nella loro parte in preminenza informativa, come pure in alcuni quotidiani, vengono usati caratteri leggeri come tipo e di formato corpo 9. È noto, invece, che il problema del carattere e corpo di stampa è stato studiato e discusso già qualche anno fa ed è stato deciso che il corpo «9» era assolutamente inadatto alla lettura.
Ma, allora, il problema si sposta: questo è un caso evidente di impedimento dell’informazione; e l’impedire l’informazione è o non è reato? e a chi tocca prevenire e intervenire in casi socialmente gravissimi come questo?                          
Per me non c’è dubbio: la magistratura, che purtroppo in qualche caso recente, è parsa piú propensa a liberare delinquenti e a mettere in galera persone rispettabili, meritandosi critiche oggettivamente anche salaci, giustificando in tal modo anche le critiche non certo tenere ma rispettabili, seppure insistenti, del tanto disturbante Premier di governo.
 
Una parola sul secondo aspetto quello della stesura dell’informazione. Anche qui non c’è sempre da stare allegri. Alla base di ogni discorso, ci deve sempre essere la Logica, competenza che, anche dai vari salotti televisivi con moltissima evidenza pare fortemente scarseggiare anche in persone italiane d’una certa cultura; ma, prima ancora, è necessario ci sia un’idea: qualcosa da dire.
Non a caso, come prima procedura per fare film, il mio metodo, ormai controllato e verificato valido prevede l’operazione «Voglio dire che…» seguíto al posto dei «…» da un Soggetto e un Predicato, sia pure integrati da tutte le componenti e modalità che si richiedono per illustrare convenientemente quel «che», che appunto voglio dire («modi» di tempo, di luogo, di modi e d’ogni altro tipo).
Se non si ha niente da dire, meglio stare zitti; ma, prima di parlare, riflettere seriamente su quello che si vuol dire, sia per non dire castronerie, sia anche per non offendere qualcuno dei presenti, che forse non sappiamo nemmeno sia presente.
Ricordiamoci bene: «Voce dal sen fuggita, piú richiamar non vale!» Una volta detta, non sappiamo quale giro farà quella nostra parola e siamo certi che qualcuno ci sarà sempre, interessato a far bella figura alle nostre spalle. E pur senza arzigogoli di deleteria fantasia, teniamo ben presente che solo con la verità possiamo andare in giro senza vani timori d’essere malintesi, anche se dobbiamo ricordare che molto spesso, anche la verità nuoce e offende. A noi, quindi!, stare ben attenti e riflettere molto, prima di aprire bocca, se vogliamo costruire e non scioccamente distruggere!
 
Una volta di più, anche l’argomento dell’informazione ci richiama all’ordine: tutti vi siamo implicati, ciascuno per il posto che occupa.
 
Non è facile, ma Dio ci assiste con i Suoi angeli custodi.
Sempre a disposizione, cordialmente

 

P. Nazareno Taddei sj

Note

Questa predica del 5 Gennaio 2006 è l'ultima pubblicata per mano del compianto Padre Nazareno Taddei.