La «lettura» del Vangelo - di Don Adelio Cola

Come e chi può farlo?

25/02/2007
Pare impossibile!, eppure è esperienza comune che, dopo aver ascoltato uno che parla o legge un articolo di giornale, si resti colpiti da un’espressione o forse anche da una sola parola. Ad alcuni lettori della mia predica precedente (“La distinzione tra MIRACOLO e SEGNO” del 28/1/2007) questo è capitato leggendo il termine “lettura”.
Dal complesso del testo citato, è chiaro che essa era ed è quasi sinonimo di “comprensione”. Chi legge bene, infatti, comprende quello che legge: è evidente che ognuno legge e comprende secondo le proprie capacità.
Talvolta, se si tratta di un articolo di giornale o di una pagina scolastica, non è sufficiente leggere il testo soltanto una volta per comprendere bene quello che l’autore ha scritto. Succede anche per la Parola di Dio. Bisogna rileggere con attenzione.
Quando si tratta di una poesia, a “leggerla bene” ci aiutano le note degli esperti: è allora che, non soltanto la comprendiamo, ma che spesso ne rimaniamo positivamente impressionati e talvolta commossi.
Ugualmente, anche nella lettura del Vangelo, per venire al caso della Parola di Dio, ci aiutano degli esperti: sono coloro che l’hanno letta e riletta, meditata e rimeditata a lungo e soprattutto “pregata”. E’ proprio così: la Parola rivelata non va soltanto studiata ma pregata: l’esperienza di molti santi ce lo conferma.
Ci aiutano dunque nell’impresa anche gli esegeti. Sono persone che, preparate da lunghi severi studi, hanno maturato la conoscenza degli usi e delle tradizioni del tempo in cui i Libri sacri furono scritti, ed hanno messo a disposizione dei lettori i risultati delle personali ricerche, consegnandole a numerose pubblicazioni.
Se sfogliamo qualche volume di esegesi, avvertiamo immediatamente, dal modo di procedere delle spiegazioni e dei commenti dei fatti biblici, che coloro che hanno scritto non erano esperti che esprimevano i frutti del loro studio (la cultura di tempi lontani da noi) soltanto per renderci consapevoli di alcuni passaggi della Scrittura oscuri o addirittura incomprensibili a noi lettori di venti-trenta secoli dopo quegli avvenimenti; dal loro modo di scrivere comprendiamo che essi erano e sono persone di fede.
Nel caso, non significa soltanto che credono in quel Dio che ha ispirato gli autori della Bibbia, ma che credono anche... nella Chiesa.
Gesù ha detto un giorno ai suoi discepoli, scelti per essere apostoli: “Chi ascolta voi, ascolta me e chi no, no!”. Dobbiamo saperlo e tenere ben presenti queste Sue parole.
 
A parte i buoni pensieri e le ottime ispirazioni che ognuno di noi può ricevere come dono dallo Spirito Santo, ricordiamo che soltanto alla Chiesa ed a coloro che accettano il suo legittimo Magistero, il fondatore della Chiesa stessa, Gesù Cristo, ha dato l’autorità di interpretare in modo autentico i messaggi di salvezza contenuti nel Santo libro, assicurando la Sua assistenza per mantenerla nella fedeltà alla Sua Parola. (Don Adelio Cola)