Predica sui tetti - di Don Gigi Di Libero sdb

Le comunicazioni sociali nella ricerca della Verità

03/05/2008
Dobbiamo al profondo intuito apostolico e profetico del grande Papa Paolo VI, ricordato sempre con ammirazione e venerazione, l’abbinamento che celebriamo domenica 4 maggio 2008: festa dell’Ascensione del Signore e Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali.
Ci sentiremo ripetere da Gesù «andate, fate diventare miei discepoli tutti gli uomini del mondo; battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; insegnate loro ad ubbidire a tutto ciò che io vi ho comandato. E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo». (Matteo 28,19-20)
Paolo VI, sentendo risuonare nel proprio cuore le parole dei Vescovi che vollero che il Concilio Vaticano II istituisse la Giornata delle Comunicazioni sociali annuale per spingere la Chiesa intera a cogliere possibilità e pericoli insiti nei meccanismi dei mass-media, unì questa Giornata al compito essenziale della Chiesa che è l’evangelizzazione
«La chiesa si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi, che l’intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati; servendosi di essi la chiesa "predica sui tetti"» (Evangelii nuntiandi, 45).
 
Giovanni Paolo II, durante il suo lungo pontificato, che fu una splendida e approfondita catechesi al mondo intero, approfondì questa progressiva maturazione della Chiesa nel suo intrecciarsi con i mezzi della comunicazione sociale e ci aiutò a comprendere che «non basta usarli per diffondere il messaggio cristiano e magistero della chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa "nuova cultura" creata dalla comunicazione moderna.
È un problema complesso, poiché questa cultura nasce, prima ancora che dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con nuovi linguaggi, nuove tecniche e nuovi atteggiamenti psicologici.» (Redemptoris missino, 37/c.)
 
Benedetto XVI, che con tanta saggezza e acume ci guida all’inizio del terzo millennio verso Cristo, nella Giornata delle C.S. 2008, pone la sua e la nostra attenzione su di un tema fecondo ed urgente: “I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la verità per condividerla”. 
Aggiunge: «Gesù ha detto: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 32). La verità che ci rende liberi è Cristo, perché solo Lui può rispondere pienamente alla sete di vita e di amore che è nel cuore dell’uomo».
E il Papa ricorda a tutti gli uomini, credenti e non credenti, che servire la Verità, che i cristiani incarnano nella sequela di Cristo, permette «la ricerca e la presentazione della verità sull’uomo (che) costituiscono la vocazione più alta della comunicazione sociale.
Utilizzare a questo fine tutti i linguaggi, sempre più belli e raffinati di cui i media dispongono, è un compito esaltante affidato in primo luogo ai responsabili ed agli operatori del settore.»
 
Nell’approfondire questo tema essenziale, il messaggio prosegue: «I media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la diffusione delle idee, ma possono e devono essere anche strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale.
Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento» (comunicazione usata per fini ideologici; pubblicità ossessiva; legittimazione ed imposizione di modelli distorti di vita personale, familiare o sociale; ricorso alla trasgressione, alla volgarità e alla violenza per favorire l’audience …).
In realtà «oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede.
Si costata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per “creare” gli eventi stessi.»
Mi pare il cuore di questa riflessione della Giornata da dedicare allo studio, per meglio conoscere e vivere, e alla preghiera, che si trasforma in vita e in capacità di presenza attiva ed efficace nel mondo della comunicazione.
Ogni cristiano e comunità di cristiani deve aprirsi con disponibilità a questo compito.
È urgente cogliere le enormi sfide e confrontarsi con le forti provocazioni della comunicazione sociale: da strumenti (e tali dovrebbero sempre rimanere) per conoscere e “leggere” la realtà in funzione della salvezza dell’uomo, essi possono trasformarsi in macchine di sogni e di realtà fittizie, costruite appositamente per trasmettere illusioni, valori falsati e stili di vita che, molto spesso, non vogliono salvare l’uomo, bensì strumentalizzarlo ad altri fini e interessi, rendendolo così schiavo.
Ecco dunque il dovere per ogni credente e per le nostre comunità di mettersi al servizio della comunicazione perché sia e rimanga sempre un cammino verso la verità. 
C’è bisogno di credenti comunicatori che permettano ai media di rimanere strumenti per “leggere” la realtà e non per deformarla a scapito dell’uomo e dei valori che Dio ha posto nel suo cuore.
 
Ma si sente anche la necessità, non più rimandabile, che i credenti si mettano a servizio di ogni persona e dei popoli perché si diffonda e approfondisca una capacità critica nei confronti della comunicazione che permetta a ogni persona e gruppo di “leggere” la comunicazione stessa, per usarla rettamente, isolando ogni tentativo di massificazione delle coscienze e di schiavitù delle libertà.
Essere a servizio della comunicazione come cammino verso la verità, vuole anche dire, oggi più di ieri, insegnare a “leggere” i linguaggi della comunicazione sociale e sviluppare le capacità critiche dell’intelligenza e della volontà che aiutino ogni uomo a percorrere sino in fondo il cammino di liberazione che conduce alla maturità di scelte liberi e pienamente umane.
E non si pensi che basti una leggera alfabetizzazione; occorre una processo educativo che abiliti ogni persona e gruppo ad una pratica sistematica di “lettura” dei media e della realtà, con il sostegno di una corretta e sicura metodologia.
Mi pare che il Papa, in questa giornata delle comunicazioni sociali 2008, ci aiuti anche a riscoprire e a valorizzare sempre più profondamente la profetica eredità di Padre Nazzareno Taddei.
 
Dobbiamo essere grati a questo Papa che ci stimola, con intelligenza e dottrina non comune, a divenire protagonista nel nostro mondo, anche in questo vastissimo “areopago” della comunicazione e della cultura.
Protagonisti e servitori, come umili lavoratori della Vigna.
Soprattutto i giovani dovrebbero sentirsi stimolati e lanciati verso avventura meravigliose e che danno senso vero alla loro vita.
Ricevendo la parola di Benedetto XVI, ogni giovane deve ringraziarlo: infatti si sente invitato e accompagnato nella scoperta che ogni processo di liberazione è un dono e un servizio: dono ricevuto da Dio e dalle comunità e persone che ci hanno generato, servizio perché ogni dono è un impegno a trasformarlo in dono-per-altri che attendono il nostro lavoro di trasmissione e di testimonianza per aprirsi alla Verità di Cristo e quindi dell’uomo.
 
Don Gigi Di Libero sdb