2 Novembre: commemorazione dei fedeli defunti - di Mons. G.B. Chiaradia

''Fedeli defunti''... e tutti gli altri?

02/11/2009
Non mi piace definire il 2 Novembre «Commemorazione dei fedeli defunti», come recitano i libri della Liturgia della Chiesa.
Specialmente lo specifico «fedeli». E gli altri?
Penso questa giornata come il giorno della memoria: la memoria del quotidiano, piccolo o grande, per capire se ciascuno di noi, nel passo, nel pensiero è stato avvolto dal Divino, comunque inteso, oppure se è scivolato via nella solitudine della persona. Brutta la solitudine!
«Compagni di scuola, alle prese col latino e il greco, quanto vi ringrazio del vostro aiuto, della vostra amicizia!».
«Maria Grazia, ti ricordi quando, con tanta pazienza, mi spiegavi la trigonometria? Te l’ho mai detto grazie! Lo sai che, se mi capita tra le mani un libro di matematica, salta fuori il tuo viso, il tuo sguardo?».
Ed ora, un gran salto nel tempo: «Voi, Muse dell’Olimpo, siete dei sogni degli antichi poeti o siete gli Angeli della Parola e del canto? Quanto mi avete dato!».
«E tu, Dante, tu, Petrarca, tu, Manzoni, tu, Foscolo, quanto è grande la mia riconoscenza perché non solo parole mi avete dato, ma tutto ciò che è presenza!»
«Francesco, tra le tante cose che mi hai insegnato, ti ringrazio del Cantico delle creature: “Laudato sii, mi Signore, per sora Luna…”. Lo sai che nelle notti di luna piena mi sveglio e ripeto tante volte: “Laudato sii”…».
«E tu, senza nome, non ricordo neppure il tuo volto, che mi hai trovato piangente per strada chissà perché, tanti anni fa, non ti ho mai ringraziato delle tue parole pacate. Avevi tanti anni più di me. Ora, dove sei? Mi vedi? Mi senti? Ti ringrazio di quel dì».
Ecco come sento il 2 Novembre! Non la tomba, che pur m’insegna, ma la persona, la parola, il gesto, lo sguardo, la cattedra. La cattedra dove sedevano gli insegnanti!
Quale memoria!
Se guardo la tomba, devo parlare subito della Resurrezione, altrimenti mi prende paura e cado nel nulla. Della Resurrezione non so che cosa dire. Ci sarà e basta.
Il 2 Novembre, invece, lo avverto nella scala del tempo. Un passato che mi ha dato un presente; se parlo di «defunti» li devo immaginare per rendere omaggio alla loro esistenza, nei loro passi nel tempo, tutti insieme credenti o no, perché solo il giudizio di Dio sa chi è nel bene e chi nel male.
Giornata come memoria, per non dimenticare, per non incorrere nel pericolo che mi sono fatto da solo nel corpo e nella mente. Se sono qui è perché quelli che non ci sono più, sepolti nei cimiteri o bruciati nelle guerre e nelle cattiverie, mi hanno dato un insegnamento, anche se non li ho conosciuti, ma soltanto immaginati, pensati.
Buona cosa, direi, dedicare questa giornata specialmente a quelli che ci hanno fatto del male.
Mi costa, ma lo devo fare.
Voglio dedicare questa giornata anche a chi ha portato mio padre nei terribili lager della Germania e lo hanno stordito di botte, chissà come, perché gli ho visto i piedi senza le unghie e il medico, che lo esaminò, mi disse con imbarazzo che gli erano state strappate!
Ebbene: dedico a te, soldato tedesco, questa giornata perché Dio ti perdoni. Se tu sei nell’inferno, ti assicuro che non solo prego in questo di dei morti, ma sempre, perché tu possa giungere tra i beati. Stai tranquillo!
Gesù, il Figlio di Dio, mi ha insegnato a perdonare. Ecco un altro senso alla giornata del 2 Novembre: il perdono ad ogni costo. Il perdono è la medicina che ti calma, che ti rende audace, leggero, volatile direi!
È giusto che riprenda quel «fedeli defunti», come dice la terminologia della Chiesa.
Dedico questa giornata ai Santi, a tutti i Santi. Ma specialmente ad uno che il Papa vuole, in memoria, in questi mesi: il Curato d’Ars. «Fammi, Signore, “stupido” come Lui per essere sapiente, fammi piccolo come Lui e non pretendo che tu mi renda grande come Lui, ma abbastanza passabile per entrare un dì nelle strade dell’eterno».
Mons. Giovanni Battista Chiaradia