BATTESIMO DI GESÚ di Don Gigi Di Libero sdb

...Battesimo, mistero di salvezza...

08/01/2012

BATTESIMO DI GESÙ

In questa domenica si fa memoria del Battesimo di Gesù.

Fattosi umile uomo che si unisce a tutti i suoi fratelli, che si rendono conto di quanto male e violenza rovinano il cuore dell’uomo e la società tutta, si presenta a Giovanni il Battista per essere battezzato con l’acqua della purificazione e della conversione, nella speranza certa che Dio Padre manderà il Messia, anzi l’ha già mandato ed è già all’opera proprio in questo Gesù che si fa battezzare per salvare il mondo con il suo Amore misericordioso e infinito.

Il Sacerdote proclama, al centro della Eucarestia di questa domenica, nell’inno di lode (detto PREFAZIO): “Nel battesimo di Cristo al Giordano tu hai operato segni prodigiosi per manifestare il mistero del nuovo lavacro: dal cielo hai fatto udire la tua voce, perché il mondo credesse che il tuo Verbo era in mezzo a noi; con lo Spirito che si posava su di lui come colomba hai consacrato il tuo Servo con unzione sacerdotale, profetica e regale, perché gli uomini riconoscessero in lui il Messia, inviato a portare ai poveri il lieto annunzio”.

Vorrei schematicamente richiamare il profondo contenuto della fede cristiana presente nel mistero di salvezza che è il Battesimo di Gesù e il Battesimo di ognuno di noi che lo ha ricevuto all’inizio della sua vita.

Sono convinto che questi misteri, purtroppo non sempre vissuti con coerenza e convinzione, interpellano anche chi non è cristiano o si sente lontano o estraneo alla nostra fede: ogni uomo di buona volontà confrontandosi con questi misteri di fede può essere illuminato sul proprio futuro e sul futuro dell’umanità, che ha sete e fame di giustizia, di parole di vita, di speranza, di pace e di amore misericordioso.

Dunque nel Battesimo di Gesù noi crediamo che:

Se il Sommo Sacerdote del popolo ebreo offriva olocausti per i peccati del popolo, Gesù ci conduce ora alla presenza di Dio, ed è Egli stesso olocausto per l'espiazione del peccato dell'umanità: Egli è 'l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo'.

Gesù non è un profeta, ma il profeta.

Come il profeta annunciava i messaggi di Dio, così Cristo è venuto per proclamare il messaggio per eccellenza: l'annuncio dell'Evangelo, cioè della Buona Notizia della salvezza come proposta dell'amore di Dio.

Mentre i Giudei aspettavano un Messia politico che li liberasse dalla dominazione romana, Cristo annunciava un regno eterno del quale Egli è sovrano assoluto.

Gesù è il Re, e il Governatore della vita di ogni credente e della Chiesa.

Come per i discepoli d'allora, anche per noi il Cristo è più che mai il Figlio del Dio vivente.

E il Concilio Vaticano II (siamo nell’anno del cinquantesimo dell’inizio di questo evento di grazia) iniziando a parlare dei fedeli laici dice così: “Col nome di laici si intende qui l'insieme dei cristiani ad esclusione dei membri dell'ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioè, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col battesimo e costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano.” (LUMEN GENTIUM, n° 31)

Dunque vivendo con pienezza e coerenza il Battesimo che abbiamo ricevuto, proprio come Cristo:

Tutti i battezzati, incorporati a Gesù Cristo, sono uniti a Lui e al suo sacrificio nell'offerta di se stessi e di tutte le loro attività.

Il Concilio Vaticano II chiarisce: «Tutte le loro opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e persino le molestie della vita se sono sopportate con pazienza, diventano spirituali sacrifici graditi a Dio per Gesù Cristo, i quali nella celebrazione dell'Eucaristia sono piissimamente offerti al Padre insieme all'oblazione del Corpo del Signore.

Così anche i laici, operando santamente dappertutto come adoratori, consacrano a Dio il mondo stesso».

Profeta è colui che proferisce le parole di Dio, i Suoi giudizi, i Suoi richiami, le Sue comunicazioni. Uniti a Cristo, il «grande profeta», e costituiti nello Spirito «testimoni» di Cristo Risorto, i fedeli laici sono resi partecipi sia del senso di fede soprannaturale della Chiesa che «non può sbagliarsi nel credere» sia della grazia della parola; sono altresì chiamati a far risplendere la novità e la forza del Vangelo nella loro vita quotidiana, familiare e sociale, come pure ad esprimere, con pazienza e coraggio, nelle contraddizioni dell'epoca presente la loro speranza nella gloria «anche attraverso le strutture della vita secolare».

Come figli del Re dobbiamo ristabilire il Suo Regno lì dove è contestato e combattuto: nel cuore degli uomini, nelle famiglie, nelle istituzioni e nel mondo intero nei suoi vari ambiti: la cultura, l’educazione, la politica, l’economia, l’arte, la religione, la scienza, gli scambi, il commercio, lo sport, lo spettacolo, le comunicazioni, la ricerca, la sanità, il tempo libero, etc.

Si vive la regalità cristiana, anzitutto mediante il combattimento spirituale per vincere in se stessi il regno del peccato, e poi mediante il dono di sé per servire, nella carità e nella giustizia, Gesù stesso presente in tutti i suoi fratelli, soprattutto nei più piccoli.

Ecco il senso profondo ed entusiasmante di questa domenica: Gesù ci dà il Suo Spirito e ci assimila a Sé, rendendoci sacerdoti, re e profeti.

É di questo che il mondo ha bisogno per tornare a Dio e vivere.

Altrimenti dominano morte, caos, violenza e corruzione.

Mi auguro che ogni essere umano, credente o no, e quindi anche se non battezzato, si accorga che anche lui è interpellato, a suo modo e con il suo stile: se questo avverrà davvero cambierà il nostro vivere e il nostro mondo. E cambierà in meglio, decisamente.

don gigi di libero sdb

gigidilibero@gmail.com