L'Avvento

Viene spiegato il vero significato dell'Avvento, quale anticipazione dell'autentico Natale Cristiano

04/12/2003
Il sig. T.Z. mi internetta: «A cosa servono quattro settimane di Avvento dal momento che quasi nessuno ormai pensa al Natale cristiano?»
La domanda è molto interessante.
Rispondo. Anzitutto, è vero che l'Avvento è un fatto liturgico che non tocca la sostanza della fede e che quindi, di per sé, la Chiesa lo potrebbe anche sopprimere o cambiare.
Ed è vero, purtroppo, che oggi, anche tra i cristiani, il Natale è stato molto laicizzato; ma questo non mi pare un motivo per abolire l'Avvento.  Anzi, direi, che è un motivo per intensificarlo e diffonderne una maggiore conoscenza. Perché? Lo vedremo tra poco.
 
Vediamo allora un po' meglio: cos'è l'Avvento? E' un periodo di preparazione spirituale, interiore, al Natale. Ma cos'è il Natale? Una commemorazione, il ricordo d'un fatto - pur enorme - ma già avvenuto che, però, nella sostanza, si perpetua già ogni giorno con e nell'Eucarestia.
 
Ci si potrebbe chiedere, piuttosto, allora, se vale tanta preparazione per un semplice ricordo.
 
Abbiamo appena detto – e questa è solo una prima considerazione – che la venuta di Cristo sulla terra e il Suo sacrificio si rinnovano ogni giorno, e innumerevoli volte, con e nell'Eucarestia: pensiamo solo ai milioni di Messe che si celebrano ogni giorno e a ogni ora di giorno e di notte. E' un immenso Natale quotidiano, ben piú di un ricordo, nel quale siamo immersi e al quale anche noi possiamo unirci personalmente, con un solo pensiero e con una sola intenzione, mentre stiamo facendo tutt'altro. Ma non ci pensiamo, anche perché nessuno ci ha abituato a pensarci.
Ecco allora l'importanza del Natale come ricordo, ogni anno: un richiamo forte alla realtà cristiana di ogni momento della nostra vita. Ed ecco l'importanza delle quattro settimane dell'Avv ento, per educarci ogni anno a quella realtà. Il Natale è il primo dei tre momenti che ci fanno rivivere , ogni anno, il ricordo-realtà della realtà storica di  Cristo. Gli altri due grandi momenti sono la Passione, Resurrezione e Ascensione al cielo di Gesú, col tempo pasquale, e la venuta dello Spirito Santo col giorno della Pentecoste.
Ricordo storico, dunque, della storica venuta di Cristo: Dio che si fa uomo nella povertà, vive, muore e risorge e ci manda il suo Spirito. Ma è ben piú d'un ricordo, perché l'Eucarestia è Gesú, nato, morto, risorto e asceso al cielo, che ci riempie del suo Spirito Santo e ci riempie della sua storia reale nella nostra storia personale.
Certo, molti cristiani da una parte non ci pensano; ma, accanto al fatto che non solo sono loro a rimetterci, occorre dire che loro assolutamente non devono essere capaci di attrarre anche noi nel loro miserevole vuoto. Credono d'essere belli a dire, anche in tv, "Non credo in Dio" o "Penso ai gioielli e non alla morte" o "Il sesso è l'amore e viceversa";  ma sono fuori della vera realtà della vita. Diciamo però anche che, dall'altra, le schiere dei veri cristiani sono innumerevoli, anche se quasi mai appaiono in tv o se, quelle poche volte che appaiono o sono zittite (com'è successo da noi, in una tv che non ricordo quale, a M. Teresa) o accolte con sorrisetti nascosti o presto dimenticate. E confidiamo nella Giustizia e nella Misericordia di Dio.
 
Ma c'è una seconda considerazione: il Natale significa due venute di Cristo, quella di Betlemme e quella della fine dei tempi. Nella prima è venuto nella povertà e senza squilli di trombe se non quelle angeliche per i pastori; nella seconda, miriadi di Angeli si faranno sentire ed Egli verrà sulle nubi, trionfatore dei tempi e degli spazi. E giudice.
Noi, oggi, siamo in attesa reale di quella seconda venuta: l'Avvento,  anche ripetuto ogni anno, ci è necessario, proprio anche per non dimenticare la vera realtà attuale di quella prima venuta.
Non permettiamo che la mentalità secolaristica e consumistica dei media distrugga in noi e nei nostri amici il vero significato del nostro Natale, ricordo-realtà.
 
Sempre a disposizione. Cordialmente

 

P. Nazareno Taddei sj