La danza dei numeri - di Don Adelio Cola


24/10/2008
No, non vogliamo intrattenervi nell’interpretazione della ridda di numeri dell’Apocalisse. Lasciamo quest’arduo impegno agli esegeti.
Quella che qui ci interessa è, ci sia permesso di dire, la danza dei numeri che incontriamo nel vangelo della, XXX domenica del tempo ordinario.
Per renderci conto della domanda posta da un dottore della legge a Gesù, quale fosse cioè il comandamento principale della Legge, è necessario ricordare che i grandi interpreti della Bibbia del vecchio testamento enumeravano ben 613 precetti imposti, secondo loro, al popolo ebraico dalla Parola di Dio. Di essi, 248 erano considerati gravi e 365, corrispondenti al numero dei giorni dell’anno, ritenuti lievi.
Gesù, dunque, è posto di fronte al quesito, in un certo modo viene invitato ad entrare nel gioco dei numeri. Esce dall’insidia di chi lo vuole mettere in difficoltà e riduce la volontà di Dio, contenuta nella Parola rivelata, ad un unico precetto. La cifra 365 viene sostituita dall’unità.
Subito dopo, però, il Maestro aggiunge al primo il secondo comandamento. In conclusione, dunque, i comandamenti più importanti da praticare sono due: “Ama Dio ed ama il prossimo”. La pratica del secondo è garanzia della perfetta esecuzione del primo.
La misura dell’“amore” è indicata con estrema chiarezza: “Ama Dio con tutte le tue forze, il prossimo come te stesso”.
Come se non fosse ancora sufficiente, il divino maestro aggiunge ai suoi alunni: “Amatevi come io ho amato voi”.
L’evangelista Luca, per portare un esempio pratico di tale condotta, riferisce la parabola del buon samaritano, conclusa con il comando all’interpellante: “Tu fa’ lo stesso”.
Per quanto mi riguarda, non mi devo illudere di amare Dio che non vedo, se non amo il mio prossimo che vedo.