La menta - di Don Adelio Cola


31/10/2008
Sto attraversando, (sono le due pomeriggio e c’è un bel sole, anche se siamo alla fine di ottobre), una larga campagna fuori Torino. Piantagioni di platani da carta e distese senza confini di secchi gambi gialli di granturco si alternano, con altri ancora verdi, con i frutti non ancora strappati alle canne.
Non è una novità, perché altre volte, altri autunni ero stato impressionato da un effluvio proveniente, come oggi, da una coltivazione di menta.
Eccola, infatti.
Nera, bassa, appena sopra le zolle umide al sole, poche centimetri di statura ma dotate d‘uno speciale ‘carisma’ che la fa distinguere da qualunque altra erba aromatica.
La menta. Che fragranza!
La menta. Ma dove ha trovato quel profumo penetrante e salutare? E’ nel medesimo terreno che nutre erbe selvatiche, eppure!
Ricordo che, passando di là qualche mese fa, durante l’arsura dell’estate, ho notato che il campo sembrava abbandonato senza coltivazioni evidenti.
Tutto secco. Perché non lo sfruttano per qualche cosa? Come mai lo lasciano incolto?
Se lo guardo adesso, capisco che allora - eh già: allora! - era… fecondo. E profumato! Anche se non pareva e non si sentiva.
Ragionavo così, (se non con le medesime parole, direbbe Agostino di Ostia), in compagnia di Anselmo allettato da mesi.
Adesso lui è il campo di menta d’estate.
Verrà il tempo, non so quando ma certamente verrà, il tempo della fragranza aromatica dell’autunno. Che durerà sempre.
Sempre, e che vuol dire?
Sempre e basta.