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La predica del giorno - 13/05/2012

LA LUCE E LE TENEBRE di Mons. Giovanni Battista Chiaradia

...sono le tenebre che ci debbono preoccupare...

Parlare del negativo ci disturba. Vorremmo sempre la luce. Sono le tenebre che ci devono preoccupare, perché, quando sono intense, la luce non splende. Ripercorrendo i decenni passati non incontriamo la triste sequela di omicidi e suicidi, come nei nostri giorni. La morte è diventata la soluzione... [continua]

Domande e Risposte

In evidenza

Per ricordare il fondatore del sito Padre Nazareno Taddei sj:

 

Nazareno Taddei sj

DA DOVE VIENE IL MALE?

Se tutto proviene da Dio e Dio non ha certo il male in sé, allora questo male da dove proviene?

 

LEGGI

 


 

MARIA UN MODELLO DA IMITARE

riflessione di Mons. Chiaradia da «La Nazione» del 12 maggio 2012

Di Giuseppe e Maria vorremmo conoscere anche quale è stato il loro rapporto personale, oltre quei momenti relativamente pochi che la liturgia presenta. Intanto è evidente che il ruolo di Maria nei Vangeli è piuttosto debole: in quei tempi le donne non avevano un ruolo importante, sia come spose sia come madri. Nei Vangeli le parole di Maria sono poche ed è quindi difficile definire il matrimonio di Giuseppe e Maria. Matteo, nel suo Vangelo, lo presenta come un fidanzamento, piuttosto che un matrimonio: “Maria si era fidanzata con Giuseppe, ma prima che iniziassero a vivere insieme, Lei concepì per opera dello Spirito Santo, tanto che Giuseppe decise di lasciarla in segreto”. I testi messianici di Luca 1-2 si accordano difficilmente con lo stupore e la mancanza di comprensione (Lc. 2,50) che Luca attribuisce a Maria. Le fonti di Luca hanno due concezioni diverse di Maria: in una è consapevole, entro un certo limite, del carattere messianico del Figlio, nell’altra sembra ignorarlo.

Le parole che Gesù rivolge a Maria ci prospettano alcune difficoltà: in genere il rapporto di Gesù con la mamma non è diverso dal normale rapporto di un figlio con sua madre; ma non si può negare che i Vangeli esprimono un distacco maggiore di quanto non lo sia normalmente di un figlio da sua madre. Il titolo di donna con la quale Gesù si rivolge a Maria (Gv. 2,4) non ha precedenti nella letteratura greca e latina. Si può ipotizzare che questo modo di parlare sia il primitivo insegnamento della Chiesa: e del resto è totale la nostra mancanza di notizie riguardanti la vita e la persona di Maria. Tuttavia il Vangelo pone nella storia di Gesù i punti più forti della Madre: Maria appare nella nascita di Gesù, nella sua purificazione dopo il parto, nella fuga in Egitto, nell’episodio di Gesù nel tempio, nel momento in cui Maria suggerisce a Gesù che il vino è finito; e questa è l’occasione per un miracolo. Va infine a Cafarnao con Gesù: il che fa pensare che non abitò a lungo a Nazareth. Solo Giovanni 10,25 ricorda la sua presenza al Calvario e la raccomandazione di Gesù a Giovanni di prendersi cura di sua madre. Questo conferma chiaramente che non vi erano parenti presso i quali Lei potesse vivere. Maria era presente con i discepoli nei giorni che precedettero la discesa dello Spirito Santo (Atti 1,14). A questo punto mancano altre informazioni attendibili sul seguito della sua vita e della sua morte. Per il nostro quotidiano Maria è soprattutto modello di un culto: fare della propria vita un’offerta a Dio, ricordando la voce stessa della Vergine, quando anticipando la stupenda preghiera al Signore :”Sia fatta la tua volontà” (Mtt. 6,10) rispose al messaggero di Dio: “Ecco la serva del Signore, sia fatto in me secondo la tua parola” (Lc. 1,38).

Maria quindi appare come il modello per una celebrazione liturgica che poi sa tradursi in impegni di vita. Da ricordare che (prima delle processioni per andare a venerare Maria nei colli e nelle montagne) si deve mettere in rilievo il suo insegnamento: avere in noi una mente limpida e un corpo pulito.

Sono i due momenti principali per ottenere la base della civiltà: la saggezza della mente, la purezza del corpo. Soltanto con questo programma possiamo salire i colli per trovare Maria.


 

LA LEGGE DI DIO OGGI: i 10 COMANDAMENTI

Il Decalogo praticato con fede e amore rafforza la nostra debolezza e ci agguerrisce contro i nemici spirituali.

IO SONO IL SIGNORE DIO TUO – Primo: NON AVRAI ALTRO DIO FUORI DI ME – Secondo: NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO – Terzo: RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE – Quarto: ONORA TUO PADRE E TUA MADRE – Quinto: NON UCCIDERE – Sesto: NON COMMETTERE ADULTERIO – Settimo: NON RUBARE – Ottavo: NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA – Nono e Decimo: NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI e NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI

Gli ultimi due Comandamenti vanno al cuore della coscienza

Scarica l'approfondimento completo nella sezione Download

 

Dio dopo Internet?

Dio dopo Internet: cosa significa?
Internet sembra l'ennesima "ultima frontiera" della conquista umana: questo sito vuole ricordare che al di là del confine, oltre la conquista, c'è sempre il nostro Dio, che attende tutti come un Padre.
 
Dio dopo Internet è stato il primo sito italiano di prediche online: è nato nel 1995 dalla volontà e dall'opera lungimirante del gesuita Padre Nazareno Taddei sj, che ne è stato l'autore fino all'inizio del 2006.
All'inizio del 2007, a qualche mese dalla sua scomparsa, Dio dopo Internet ha riaperto ai visitatori con molte novità: una veste grafica rinnovata, e un nuovo gruppo di religiosi pronti a rispondere alle domande di un pubblico sempre più folto e desideroso di consigli e risposte sui grandi temi della fede e dell'attualità.
Tra i redattori vi sono sacerdoti secolari e membri di diversi ordini religiosi, così da dare ampio spazio ai differenti carismi e alle molteplici vocazioni di una fede che ci lega tutti. Tramite la loro guida, Dio dopo Internet si propone di rispondere in un'ottica cristiana, alle vostre domande, ai vostri dubbi e alle incertezze della vita quotidiana sui temi della religione e non solo.
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