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riflessione di Mons. Chiaradia da «La Nazione» del 12 maggio 2012
Di Giuseppe e Maria vorremmo conoscere anche quale è stato il loro rapporto personale, oltre quei momenti relativamente pochi che la liturgia presenta. Intanto è evidente che il ruolo di Maria nei Vangeli è piuttosto debole: in quei tempi le donne non avevano un ruolo importante, sia come spose sia come madri. Nei Vangeli le parole di Maria sono poche ed è quindi difficile definire il matrimonio di Giuseppe e Maria. Matteo, nel suo Vangelo, lo presenta come un fidanzamento, piuttosto che un matrimonio: “Maria si era fidanzata con Giuseppe, ma prima che iniziassero a vivere insieme, Lei concepì per opera dello Spirito Santo, tanto che Giuseppe decise di lasciarla in segreto”. I testi messianici di Luca 1-2 si accordano difficilmente con lo stupore e la mancanza di comprensione (Lc. 2,50) che Luca attribuisce a Maria. Le fonti di Luca hanno due concezioni diverse di Maria: in una è consapevole, entro un certo limite, del carattere messianico del Figlio, nell’altra sembra ignorarlo.
Le parole che Gesù rivolge a Maria ci prospettano alcune difficoltà: in genere il rapporto di Gesù con la mamma non è diverso dal normale rapporto di un figlio con sua madre; ma non si può negare che i Vangeli esprimono un distacco maggiore di quanto non lo sia normalmente di un figlio da sua madre. Il titolo di donna con la quale Gesù si rivolge a Maria (Gv. 2,4) non ha precedenti nella letteratura greca e latina. Si può ipotizzare che questo modo di parlare sia il primitivo insegnamento della Chiesa: e del resto è totale la nostra mancanza di notizie riguardanti la vita e la persona di Maria. Tuttavia il Vangelo pone nella storia di Gesù i punti più forti della Madre: Maria appare nella nascita di Gesù, nella sua purificazione dopo il parto, nella fuga in Egitto, nell’episodio di Gesù nel tempio, nel momento in cui Maria suggerisce a Gesù che il vino è finito; e questa è l’occasione per un miracolo. Va infine a Cafarnao con Gesù: il che fa pensare che non abitò a lungo a Nazareth. Solo Giovanni 10,25 ricorda la sua presenza al Calvario e la raccomandazione di Gesù a Giovanni di prendersi cura di sua madre. Questo conferma chiaramente che non vi erano parenti presso i quali Lei potesse vivere. Maria era presente con i discepoli nei giorni che precedettero la discesa dello Spirito Santo (Atti 1,14). A questo punto mancano altre informazioni attendibili sul seguito della sua vita e della sua morte. Per il nostro quotidiano Maria è soprattutto modello di un culto: fare della propria vita un’offerta a Dio, ricordando la voce stessa della Vergine, quando anticipando la stupenda preghiera al Signore :”Sia fatta la tua volontà” (Mtt. 6,10) rispose al messaggero di Dio: “Ecco la serva del Signore, sia fatto in me secondo la tua parola” (Lc. 1,38).
Maria quindi appare come il modello per una celebrazione liturgica che poi sa tradursi in impegni di vita. Da ricordare che (prima delle processioni per andare a venerare Maria nei colli e nelle montagne) si deve mettere in rilievo il suo insegnamento: avere in noi una mente limpida e un corpo pulito.
Sono i due momenti principali per ottenere la base della civiltà: la saggezza della mente, la purezza del corpo. Soltanto con questo programma possiamo salire i colli per trovare Maria.
Il Decalogo praticato con fede e amore rafforza la nostra debolezza e ci agguerrisce contro i nemici spirituali.
IO SONO IL SIGNORE DIO TUO – Primo: NON AVRAI ALTRO DIO FUORI DI ME – Secondo: NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO – Terzo: RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE – Quarto: ONORA TUO PADRE E TUA MADRE – Quinto: NON UCCIDERE – Sesto: NON COMMETTERE ADULTERIO – Settimo: NON RUBARE – Ottavo: NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA – Nono e Decimo: NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI e NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI
Gli ultimi due Comandamenti vanno al cuore della coscienza
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