TESTAMENTO BIOLOGICO


31/03/2012

 

Domanda (marzo 2012):««mia sorella, che non 'pratica' più il Cristianesimo ha deciso di fare il testamento biologico, che il Comune dove abitiamo accetta e prende in considerazione. Ha deciso cioè di dichiarare che in caso di sua malattia grave o incidente che la faccia cadere in 'stato vegetativo' non vuole essere sottoposta ad alimentazione ed idratazione forzata. Ha chiesto a me di farle da testimone e poi da 'garante dell'esecuzione'.  Questa richiesta mi pone un dubbio di coscienza. Secondo me, anche se non ho approfondito la questione, si tratta di eutanasia ed io non voglio in alcun modo avallarla. Non voglio andare contro coscienza per rispetto umano nei confronti di mia sorella, né tantomeno fare una cosa contraria alla legge di Dio.  Mi potete chiarire?»

Risponde Mons. Giovanni Battista Chiaradia

La volontà della sorella che per incidente o altro dovesse cadere in stato vegetativo e lascia scritto che non vuole essere curata (accanimento terapeutico), non deve essere considerata come 'eutanasia'. È una sua libera volontà ed ha il diritto di non specificarla ad altri. Ha il diritto di nascondere in sé il perché. Il male che ha subito non è stato prodotto da lei stessa, ma da altri, i motivi di non farsi curare ad oltranza sono un suo diritto personale: lasciare che la natura faccia il suo corso.
Lei può tentare che la sorella cambi idea, null'altro.
Se non cambia il suo proposito, acconsenta ai Suoi desideri.
Non è assolutamente un caso di suicidio, neppure il negativo delle cure.
Nella mente della sorella ci possono essere motivi che vanno rispettati.
Naturalmente, Lei faccia un ultimo tentivo di cambiare pensiero e se la sorella insiste, Lei taccia rispettosamente.